Aborto farmacologico interrotto: Evelyn nasce il 18 gennaio 2024

Aborto farmacologico interrotto: Evelyn nasce il 18 gennaio Aborto farmacologico interrotto: Evelyn nasce il 18 gennaio
Elizabeth Barrett con la sua famiglia
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In California, Elizabeth ha assunto la pillola abortiva ma ha cambiato idea grazie al protocollo Abortion Pill Reversal: oggi sua figlia ha quasi due anni.

Siamo in California, nel 2023. Elizabeth Barrett vive nel nord dello Stato, lavora part time e arriva a fatica alla fine del mese. Quando scopre di essere incinta, il rapporto con il compagno Ben attraversa un momento molto critico: dopo l’ennesimo tira e molla, i due non stanno più insieme e litigano spesso. Elizabeth teme soprattutto di ritrovarsi a crescere un figlio da sola, senza soldi e senza sostegno, e l’aborto le sembra l’unica via d’uscita possibile. Prenota più volte un appuntamento da Planned Parenthood, la più grande organizzazione statunitense che offre servizi di salute sessuale e riproduttiva, ma per diverso tempo non si presenta: la paura economica si somma al timore di restare senza il compagno al proprio fianco, in un momento già segnato da tensioni continue.

Il pentimento arriva subito dopo la pillola

Quando finalmente si presenta in clinica, le fanno una visita e un’ecografia: qualcosa cambia dentro di lei e Elizabeth si emoziona. Al secondo appuntamento spera in un’altra ecografia, pensando che vedere il bambino più riconoscibile le darebbe la forza di andarsene, ma le spiegano che la gravidanza è già accertata e che deve solo confermare la scelta di abortire. Rimasta sola nella stanza, piange e chiede di parlare con qualcuno: riceve invece un opuscolo con alcuni numeri di telefono. Sotto pressione, assume il mifepristone, la prima delle due sostanze dell’aborto farmacologico. «Volevo avere il bambino, ma volevo che qualcuno mi aiutasse», racconterà tre anni dopo. Proprio in quel momento arriva un messaggio di Ben: se non ha ancora preso la pillola, deve uscire subito, insieme possono farcela.

La corsa contro il tempo con Ben

Elizabeth ha già preso la pillola. Prova a vomitarla nel bagno della clinica e poi altre due volte a casa, senza riuscirci. Quando arriva, Ben la aspetta e insieme cercano freneticamente su internet un modo per fermare l’aborto già avviato. Trovano l’Abortion Pill Rescue Network: un’infermiera risponde quasi subito e la mette in contatto con un medico della zona, che richiama dopo dieci minuti e prescrive progesterone. Comincia così il protocollo noto negli Stati Uniti come Abortion Pill Reversal, pensato per contrastare l’azione del mifepristone. Il giorno seguente lei e Ben si rivolgono al Care Net Pregnancy Center di Paradise, in California: l’ecografia mostra che il bambino è ancora vivo. «Non c’era un occhio asciutto nella stanza», ricorderà Elizabeth. Da allora la coppia torna ogni settimana al centro, segue corsi per genitori e riceve sostegno. Il 18 gennaio 2024 nasce Evelyn; Elizabeth e Ben si sposano in seguito e hanno un secondo figlio, Benson.

Alla fine di luglio 2026, quasi tre anni dopo quella pillola presa tra le lacrime, Elizabeth entra nella Superior Court della contea di Alameda e testimonia nel processo The People of the State of California v. Heartbeat International & RealOptions, una delle tre donne che raccontano in aula di aver fatto ricorso all'Abortion Pill Reversal.
Superior Court della contea di Alameda, in California

Dalla clinica al tribunale della California

Alla fine di luglio 2026, quasi tre anni dopo quella pillola presa tra le lacrime, Elizabeth entra nella Superior Court della contea di Alameda e testimonia nel processo The People of the State of California v. Heartbeat International & RealOptions, una delle tre donne che raccontano in aula di aver fatto ricorso all’Abortion Pill Reversal. La causa era stata avviata dal procuratore generale della California Rob Bonta nel settembre 2023: lo Stato contesta alle due organizzazioni di presentare la procedura come «sicura ed efficace» e chiede di limitarne la pubblicità. Le arringhe finali sono fissate per il 17 settembre prossimo, con una decisione del giudice attesa entro i novanta giorni successivi.

Una scelta che oggi Elizabeth racconta pubblicamente

Per Elizabeth e Ben scoprire l’esistenza dell’APR ha richiesto una ricerca insistente su Google, ed è anche per questo che oggi la donna accetta di raccontare pubblicamente la sua storia. Non vuole che un’altra donna, desiderosa di tornare indietro dopo aver iniziato un aborto farmacologico, non riesca nemmeno a sapere che questa possibilità esiste.