Dalla Gaudium et spes un monito di Leone XIV su guerra e povertà

Leone XIV ha inaugurato un ciclo di udienze sulla Gaudium et spes: la condivisione, dice, smaschera l'illusione che la guerra costruisca la pace. Leone XIV ha inaugurato un ciclo di udienze sulla Gaudium et spes: la condivisione, dice, smaschera l'illusione che la guerra costruisca la pace.
Leone XIV durante l'udienza generale in piazza San Pietro
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Leone XIV ha inaugurato un ciclo di udienze sulla Gaudium et spes: la condivisione, dice, smaschera l’illusione che la guerra costruisca la pace.

Il Pontefice ha aperto ieri, 2 settembre 2026, in piazza San Pietro un nuovo ciclo di udienze generali dedicato alla Gaudium et spes, la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II sul rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Nel discorso, Leone XIV ha scelto la parola condivisione come chiave di lettura del documento conciliare, indicandola come invito per i credenti a una conversione permanente. Per il Papa, condividere significa impegnarsi nella storia con passione per l’umanità e capacità di smascherare, alla luce del Vangelo, le contraddizioni del presente, a partire dalla falsa illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace.

Il monito contro i profeti di sventura

Aprendo il ciclo di catechesi, Leone XIV ha ripreso le parole con cui Giovanni XXIII inaugurò il Concilio, mettendo in guardia contro i profeti di sventura che, pur accesi di zelo religioso, giudicano il presente peggiore del passato e si comportano come se non avessero nulla da imparare dalla storia. Il Papa ha ricordato che tre anni dopo quel discorso, la promulgazione della Gaudium et spes riconobbe in quel discernimento un elemento costitutivo della natura pastorale della Chiesa, da cui deriva la definizione di Costituzione pastorale. Il messaggio centrale del documento, ha spiegato, è uscire da ogni passività e indifferenza davanti agli avvenimenti, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto di fronte ai cambiamenti rapidi e profondi di oggi.

Non ingenuo ottimismo ma fedeltà al Vangelo

Leone XIV ha precisato che non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una rinnovata fedeltà al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la vita umana. Per questo la Costituzione conciliare si apre dichiarando che la Chiesa sente come proprie le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di chi soffre. Non è possibile restare spettatori disinteressati, ha detto il Papa: occorre ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare e farsi coinvolgere, sostenuti dalla certezza che le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura. Leone XIV ha anche ricordato l’insegnamento di Papa Francesco, secondo cui l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica.

Il Papa ha stilato un elenco dettagliato delle contraddizioni che la condivisione cristiana chiede di smascherare
Piazza San Pietro durante il ciclo di catechesi sulla costituzione conciliare

Le contraddizioni del nostro tempo da smascherare

Il Papa ha stilato un elenco dettagliato delle contraddizioni che la condivisione cristiana chiede di smascherare: un progresso scientifico e tecnologico che offre nuove possibilità ma solo ad alcuni, e che l’essere umano non sempre riesce a governare; una conoscenza più chiara delle leggi della vita sociale, accompagnata da incertezza sulla direzione da imprimervi; una maggiore disponibilità di ricchezze e potenza economica che, come ai tempi del Concilio, lascia ancora una parte del mondo tormentata dalla fame e dalla miseria. Infine, ha aggiunto, una diffusa consapevolezza che il futuro del pianeta è in gioco convive con l’incapacità di rinunciare al consumo egoistico e con l’illusione, appunto, che la guerra sia una via efficace per costruire la pace.

L’invito finale: la kenosi di Cristo nella Chiesa

Concludendo l’udienza, Leone XIV ha indicato in Cristo la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana, invitando la Chiesa a realizzare a ogni livello la kenosi misericordiosa di Cristo, che non ritenne un privilegio l’essere come Dio ma si svuotò assumendo la condizione di servo, obbediente fino alla morte di croce. La gioia e la speranza, ha detto il Papa richiamando il titolo stesso della costituzione conciliare, siano i tratti distintivi di una Chiesa che annuncia il Vangelo facendosi prossima alle donne e agli uomini del nostro tempo.