Cittadini per la difesa non armata: superate le firme necessarie

La campagna "Un'altra difesa è possibile" ha raggiunto le firme necessarie per la legge sulla difesa non armata, con deposito al Senato il 18 settembre. La campagna "Un'altra difesa è possibile" ha raggiunto le firme necessarie per la legge sulla difesa non armata, con deposito al Senato il 18 settembre.
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La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha raggiunto le firme necessarie per la legge sulla difesa non armata, con deposito al Senato il 18 settembre.

La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha superato la soglia delle 50 mila firme necessarie per portare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sulla difesa non armata. Il traguardo è stato raggiunto nei giorni scorsi e le adesioni continuano ad arrivare in vista dell’appuntamento fissato per il 18 settembre, quando le firme saranno consegnate al Senato. A commentare il risultato è Francesco Vignarca, portavoce della Rete italiana pace e disarmo, che parla di un traguardo storico. «Un risultato storico, importantissimo, che va a squarciare il velo del pensiero unico bellicista. Il riarmo non è ineluttabile come dice il ministro Crosetto, la difesa non armata è una alternativa concreta», ha dichiarato Vignarca, sintetizzando il senso della mobilitazione.

Un Dipartimento per la difesa civile non armata

La campagna è promossa da Rete italiana pace e disarmo insieme a Cnesc, Movimento nonviolento e Sbilanciamoci!. La proposta prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo è coordinare, sotto un’unica strategia orientata alla prevenzione dei conflitti, strumenti già esistenti come Servizio civile universale, Protezione civile e Corpi civili di pace. Il modello proposto si richiama agli articoli 11 e 52 della Costituzione, che riconoscono il ripudio della guerra e la difesa della Patria anche in forme non militari. «Grazie al lavoro congiunto delle nostre reti abbiamo intercettato un’idea diffusa: al di là del pensiero unico bellicista, una parte consistente dell’opinione pubblica è favorevole a un’alternativa alle armi», ha spiegato Vignarca.

I cinque articoli della proposta di legge

Il testo si compone di cinque articoli. Il primo riconosce la difesa civile, non armata e nonviolenta come componente del sistema nazionale di difesa e sicurezza, istituendo il Dipartimento con funzioni di indirizzo e coordinamento, supportato da un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Gli articoli 2 e 3 istituiscono il Fondo nazionale per la difesa civile, con dotazione fissata ogni anno dalla legge di bilancio e integrabile con il sei per mille dell’IRPEF, senza oneri aggiuntivi per i contribuenti. L’articolo 4 disciplina la copertura finanziaria, legata alla programmazione ordinaria della finanza pubblica, mentre il quinto regola l’entrata in vigore della norma. Il testo precisa che l’obiettivo non è sostituire la difesa militare, ma affiancarla con strumenti civili capaci di rispondere a minacce che richiedono risposte diverse da quelle armate.

Il 18 settembre le firme raccolte saranno depositate ufficialmente al Senato, passaggio necessario per l'avvio dell'esame parlamentare. «Una legge di iniziativa popolare deve passare per il Parlamento e deve avere le forze politiche che la discutono e la mettono nelle condizioni di essere approvata.
Riarmo in Europa

Il confronto con la logica del riarmo

Vignarca, da oltre 20 anni impegnato in campagne pacifiste, contesta la narrazione dominante sulle spese militari. «Chi propugna il riarmo non sa poi dire come l’intervento militare possa risolvere i problemi, nella comunicazione main stream si dice solo che il riarmo è l’unica via. Ma non è così, la difesa non armata è un’alternativa da testare», afferma il portavoce. Secondo Vignarca il superamento delle firme dimostra che l’alternativa non armata trova già oggi un consenso concreto nell’opinione pubblica, al di là delle scelte compiute a livello istituzionale sul riarmo europeo e nazionale.

Le prossime tappe fino al Senato

Il 18 settembre le firme raccolte saranno depositate ufficialmente al Senato, passaggio necessario per l’avvio dell’esame parlamentare. «Una legge di iniziativa popolare deve passare per il Parlamento e deve avere le forze politiche che la discutono e la mettono nelle condizioni di essere approvata. Noi abbiamo costruito la precondizione affinché il Parlamento possa discuterne», spiega Vignarca, che annuncia la continuazione di incontri pubblici sul tema.

L’iniziativa affonda le radici nell’obiezione di coscienza. «L’Articolo non parla di difesa armata, militare, quanto di difesa. Ogni cittadino può quindi scegliere come esercitare questo diritto. La difesa non armata non è un’idealità quanto un’alternativa concreta. E, si sa, le alternative concrete spaventano sempre chi vuole mantenere lo status quo», conclude il portavoce della Rete italiana pace e disarmo.