Il convento di Ronda che custodisce la mano di Santa Teresa d’Avila rischia la chiusura per mancanza di vocazioni: la reliquia cambierà sede.
Il monastero delle Carmelitane Scalze di Ronda, in Spagna, rischia di chiudere dopo oltre un secolo di presenza in città. La struttura custodisce la mano di Santa Teresa d’Avila, una delle reliquie più venerate della tradizione carmelitana. Il numero delle religiose è sceso da nove a quattro, e una di loro è affetta da Alzheimer. Dall’inizio della pandemia di Covid-19, cinque consorelle sono morte per vecchiaia o per altre patologie. La costituzione apostolica Vultum Dei Quaerere, promulgata da Papa Francesco nel 2016, fissa a sei il numero minimo di religiose necessario per mantenere attiva una comunità. Le suore di Ronda non sono riuscite a trovare le due vocazioni mancanti, nonostante diversi tentativi di farsi conoscere. Le quattro religiose rimaste dovranno quindi trasferirsi altrove, e con loro anche la sorte della reliquia entrerà in una fase di incertezza.
Una comunità che si assottiglia
Il convento occupato dalle Carmelitane Scalze ha una storia complessa, legata alle vicende della Chiesa spagnola. Le religiose si sono insediate nell’edificio nel 1924, in un ex convento mercedario fondato nel XVI secolo. La struttura era stata espropriata nel XIX secolo, durante i processi noti in Spagna come desamortización, la confisca e vendita dei beni ecclesiastici da parte dello Stato. Oggi, a un secolo di distanza, la comunità si trova nuovamente a un punto di svolta. Le quattro suore superstiti dovranno scegliere se restare insieme, chiedendo di entrare in uno dei conventi della Federazione di Nostra Signora del Monte Carmelo a cui appartengono. Dovranno anche stabilire la sorte degli altri beni custoditi dalla comunità, oltre a quella della reliquia.
La storia della mano di Santa Teresa d’Avila
La reliquia fu separata dal corpo della santa nel 1582, anno della sua morte. Dopo una serie di vicende storiche, la mano passò a una comunità religiosa in Portogallo. Nel 1910 un decreto espulse gli ordini religiosi dal Paese, e le Carmelitane portoghesi si rifugiarono in Spagna, portando con sé la reliquia fino ad Avila. Quando la comunità portoghese si ristabilì a Ronda, chiese che la mano della santa le venisse restituita. Da quel momento, il legame tra la reliquia e il convento andaluso non si è più interrotto, fino all’attuale crisi vocazionale.

Dalla guerra civile al ritorno a Ronda
Con lo scoppio della guerra civile spagnola, nel 1936, alcuni miliziani dell’Armata Rossa costrinsero le religiose a cedere la reliquia. Poco dopo, la mano fu recuperata dall’esercito nazionalista del generale Francisco Franco, che la portò nel suo quartier generale di Burgos. Lì rimase custodita fino alla morte del generale. Solo nel gennaio del 1976 la reliquia tornò finalmente al convento di Ronda, dove è rimasta fino a oggi. È in questo stesso convento, ora destinato alla chiusura, che si dovrà decidere quale sarà la prossima destinazione della mano della santa.
Le ipotesi sul futuro della reliquia
Tra le ipotesi circolate c’è quella di un trasferimento ad Alba de Tormes, città natale della santa, dove riposa il resto del suo corpo, incorrotto dopo 444 anni. Se la mano tornasse in quel luogo, le spoglie di Santa Teresa d’Avila si ricongiungerebbero per la prima volta dopo più di quattro secoli e mezzo. Fonti della Provincia Iberica dei Carmelitani Scalzi hanno però precisato ad ACI Prensa, agenzia in lingua spagnola di EWTN News, che nessuna decisione definitiva è stata ancora presa. Il processo canonico per la chiusura del monastero di Ronda non si è concluso e dipende dal Vaticano; il suo completamento è previsto per l’inizio del 2027. La mano potrebbe seguire le suore nel monastero dove si stabiliranno, oppure essere affidata a una diocesi o alla casa madre carmelitana.