Duecento milioni di cristiani perseguitati, la denuncia di Moth

L'arcivescovo Richard Moth chiede a governi e Nazioni Unite di garantire davvero la libertà religiosa a chi è perseguitato per la fede. L'arcivescovo Richard Moth chiede a governi e Nazioni Unite di garantire davvero la libertà religiosa a chi è perseguitato per la fede.
L'arcivescovo Richard Moth
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L’arcivescovo Richard Moth chiede a governi e Nazioni Unite di garantire davvero la libertà religiosa a chi è perseguitato per la fede.

L’arcivescovo di Westminster Richard Moth, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, ha lanciato un appello ai governi nazionali e alle Nazioni Unite perché intervengano a sostegno di chi, nel mondo, è oppresso a causa della propria fede. Moth ha invitato i cattolici e le persone di buona volontà a firmare una petizione che chiede ai leader mondiali di far rispettare gli obblighi sulla libertà religiosa previsti dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani. L’iniziativa fa parte di una campagna promossa dall’organizzazione cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre, in vista del decimo anniversario del Mercoledì Rosso, la ricorrenza annuale che sensibilizza sul tema della persecuzione religiosa. Secondo i dati diffusi dall’associazione, oltre 5 miliardi di persone vivono in Paesi dove la libertà religiosa è limitata da persecuzioni e discriminazioni, tra cui più di 200 milioni di cristiani.

Il diritto ignorato: persecuzioni e discriminazioni nel mondo

Nonostante il riconoscimento internazionale, ha denunciato Moth, l’articolo 18 viene troppo spesso ignorato. Uomini e donne finiscono in carcere, altri sono costretti a lasciare la propria casa o perfino uccisi soltanto per aver professato pacificamente le proprie convinzioni. In alcuni Paesi donne e ragazze vengono rapite e costrette a rinnegare la fede per sposare i loro sequestratori, mentre ai bambini viene negato il diritto di conoscere la propria religione. Molte persone, giovani e anziane, sono vittime di odio religioso e subiscono abusi e discriminazioni per strada, a scuola e sul lavoro. Per l’arcivescovo occorre schierarsi accanto ai fratelli e alle sorelle nella fede, riconoscendo la libertà religiosa come un diritto umano universale.

Una petizione per l’articolo 18 della Dichiarazione universale

L’articolo 18, redatto e adottato nel 1948, riconosce il diritto alla libertà di religione o di credo ed è stato ratificato dalle Nazioni Unite, ottenendo rapidamente un riconoscimento diffuso in tutto il mondo. Anche il Concilio Vaticano II ha ribadito questo diritto, insegnando che nessuno può essere costretto ad agire in modo contrario alle proprie convinzioni. La petizione promossa da Aiuto alla Chiesa che Soffre chiede ai governi di applicare concretamente questi principi, in un momento che l’organizzazione definisce decisivo per intervenire a favore di chi vive sotto persecuzione, oppressione o discriminazione a causa della propria fede.

Nella dichiarazione diffusa il 18 agosto, Richard Moth ha sintetizzato il senso dell'appello con una frase diretta: "La libertà religiosa è un diritto, non un privilegio"
Campagna Mercoledì Rosso per la libertà religiosa

La libertà religiosa è un diritto, non un privilegio

Nella dichiarazione diffusa il 18 agosto, Richard Moth ha sintetizzato il senso dell’appello con una frase diretta: “La libertà religiosa è un diritto, non un privilegio”. Per l’arcivescovo, questo principio va difeso ovunque venga messo in discussione, senza distinzioni tra Paesi o culture. La petizione promossa insieme ad Aiuto alla Chiesa che Soffre punta proprio a mantenere alta l’attenzione su questo tema in vista dell’anniversario del Mercoledì Rosso, la campagna che ogni anno ricorda nel mondo le vittime della persecuzione religiosa.

Il richiamo alle parole di Papa Leone XIV

Nel suo intervento, Richard Moth ha richiamato anche l’appello di Papa Leone XIV a non abbandonare i credenti perseguitati. Riprendendo le parole del Pontefice, l’arcivescovo ha ricordato che la libertà religiosa non va considerata un semplice diritto legale o una concessione dei governi, ma una condizione che rende possibile una vera riconciliazione tra i popoli. Moth ha aggiunto che, sempre secondo il Papa, non può esserci pace autentica senza libertà di religione, di pensiero e di espressione, e senza il rispetto per le opinioni altrui. Un richiamo che, ha concluso l’arcivescovo, resta il cuore stesso dell’appello lanciato in questi giorni.