Venezuela, i vescovi chiedono elezioni libere e trasparenti dopo l’assemblea plenaria

L’Episcopato venezuelano chiede elezioni libere e trasparenti dopo la 126ª assemblea plenaria, denunciando crisi istituzionale e polarizzazione politica.
Venezuela: l'episcopato chiede elezioni libere e trasparenti dopo la 126ª assemblea plenaria Venezuela: l'episcopato chiede elezioni libere e trasparenti dopo la 126ª assemblea plenaria
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La Conferenza Episcopale Venezuelana ha pubblicato oggi, 24 ottobre 2026, un documento pastorale al termine della sua 126ª Assemblea plenaria, rivolgendo un appello urgente alla coscienza politica e civile del Paese: il Venezuela ha bisogno di elezioni libere e trasparenti per ritrovare la strada della ricostruzione nazionale. L’esortazione, radicata nella Scrittura e nella tradizione profetica della Chiesa, si inserisce in un contesto di profonda crisi istituzionale e sociale che i vescovi non esitano a descrivere con parole chiare e senza ambiguità.

Un documento pastorale che parla alla nazione

L’esortazione pastorale è stata intitolata «Signore, nella tua luce vediamo la luce», riprendendo le parole del Salmo 36,10. Il titolo non è una scelta casuale: richiama la capacità della fede di illuminare anche le situazioni più oscure, e indica che la Chiesa non parla da una posizione di potere politico, ma da una prospettiva spirituale e morale che le consente di vedere con chiarezza ciò che il rumore della propaganda e della polarizzazione tende a oscurare.

Il documento si apre riconoscendo la complessità della situazione venezuelana e si sviluppa come un atto di responsabilità pastorale nei confronti del popolo. I vescovi non si limitano a formulare auspici generici: entrano nel merito delle condizioni necessarie affinché il Venezuela possa uscire dall’impasse in cui si trova. Elezioni libere e trasparenti, con un Consiglio Nazionale Elettorale imparziale e una Corte Suprema di Giustizia indipendente: queste sono le richieste concrete che la Conferenza Episcopale pone al centro del proprio appello.

Istituzioni fragili e garanzie democratiche compresse

Uno dei nuclei più significativi dell’esortazione riguarda la denuncia della polarizzazione politica, della fragilità delle istituzioni e della restrizione delle garanzie democratiche. I vescovi descrivono un sistema in cui i meccanismi di controllo e bilanciamento del potere sono stati progressivamente indeboliti, rendendo difficile qualsiasi percorso di riconciliazione e di riforma autentica.

In questo quadro, la Conferenza Episcopale chiede con forza il ripristino della piena validità costituzionale, l’assicurazione del due process — cioè del giusto processo — per tutti i cittadini, la fine delle interdizioni arbitrarie dai pubblici uffici e il rispetto integrale dei diritti fondamentali della persona. Non si tratta di richieste di parte: sono i fondamenti di qualsiasi ordinamento democratico, riconosciuti dal diritto internazionale e dalla dottrina sociale della Chiesa.

La Conferenza Episcopale Venezuelana si pone così in continuità con una lunga tradizione della Chiesa latinoamericana che, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II e dal magistero di Gaudium et Spes, ha assunto la difesa della dignità umana e dei diritti civili come parte integrante della propria missione evangelizzatrice. Chiedere elezioni libere e trasparenti in Venezuela non è un atto politico nel senso partigiano del termine: è un atto profetico che nasce dalla fede nel valore inviolabile di ogni persona.

L’appello per gli aiuti umanitari

Accanto alle richieste di ordine istituzionale, il documento affronta anche una questione di urgenza immediata: i vescovi hanno chiesto esplicitamente che vengano concessi i permessi necessari affinché gli aiuti umanitari possano entrare in Venezuela. Si tratta di una richiesta che rivela la gravità della situazione sul terreno, dove le popolazioni più vulnerabili continuano a pagare il prezzo più alto di una crisi che si protrae da anni.

La Chiesa, attraverso le proprie strutture caritative e le congregazioni religiose presenti nel Paese, è spesso l’unico presidio concreto di assistenza in molte aree del territorio venezuelano. Permettere l’ingresso degli aiuti umanitari significa, in termini pratici, consentire a molte famiglie di accedere a cibo, medicine e beni di prima necessità. Il fatto che i vescovi debbano inserire questa richiesta in un documento pastorale dice molto sullo stato delle relazioni tra la Chiesa e le autorità civili del Paese.

La voce della Chiesa in un contesto di crisi prolungata

La 126ª Assemblea plenaria si è conclusa con un atto che conferma il ruolo della Conferenza Episcopale Venezuelana come interlocutore morale autorevole in una nazione che attraversa una delle fasi più difficili della propria storia recente. La richiesta di elezioni libere e trasparenti in Venezuela non è nuova nella voce dei vescovi, ma il documento pubblicato oggi la rilancia con forza rinnovata, in un momento in cui il dibattito sul futuro politico del Paese rimane aperto e carico di tensioni.

L’esortazione pastorale può essere approfondita attraverso la copertura di AgenSIR, l’agenzia d’informazione della Conferenza Episcopale Italiana, che ha riportato i contenuti principali del documento.

Il titolo scelto dai vescovi — «Signore, nella tua luce vediamo la luce» — è forse la chiave di lettura più autentica dell’intero documento. Non è una resa di fronte all’oscurità, ma l’affermazione che la fede offre una prospettiva capace di orientare anche nei momenti più difficili. Per il popolo venezuelano, questa luce si chiama giustizia, dignità e partecipazione democratica: tre valori che la Chiesa continua a custodire e a difendere, anche quando le circostanze rendono questo compito particolarmente arduo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.