Suicidio assistito in Umbria, la legge passa con 11 sì e i vescovi parlano di amarezza

Con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni, l’Assemblea legislativa ha approvato giovedì la legge sul suicidio assistito in Umbria Con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni, l’Assemblea legislativa ha approvato giovedì la legge sul suicidio assistito in Umbria
L’aula dell’Assemblea legislativa dell’Umbria
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Suicidio assistito in Umbria, approvata la legge con 11 voti a favore. I vescovi esprimono amarezza e chiedono più cure palliative per i fragili.

Con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni, l’Assemblea legislativa ha approvato giovedì la legge sul suicidio assistito in Umbria. Il testo nasce dalla proposta di iniziativa popolare “Liberi subito”, sostenuta da 4.801 firme e promossa dall’associazione Luca Coscioni. La reazione dei vescovi della regione è racchiusa in due parole: «Amarezza e delusione». L’Umbria si aggiunge così a Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto, le altre regioni che hanno già una legge sul fine vita. La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha scelto di non partecipare al voto. Secondo lei una materia di questa rilevanza etica andrebbe trattata dal Parlamento, «anche per garantire omogeneità». La sua assenza, ha spiegato, va letta come un auspicio: che il clima di rispetto avvertito dopo la vicenda di Laura Santi resti anche in futuro.

Suicidio assistito in Umbria, la storia di Laura Santi

Sul dibattito in Aula ha pesato la memoria di Laura Santi, giornalista perugina malata di sclerosi multipla. È stata lei la protagonista della battaglia per arrivare a questa norma. È morta il 21 luglio 2025 nella sua casa, dopo essersi autosomministrata un farmaco. Proietti ha ricordato di aver seguito la sua vicenda per dovere istituzionale, attraverso l’assessorato alla sanità. Famiglia Cristiana osserva però che il passaggio dal dramma di una singola persona a una legge destinata a regolare casi futuri chiede una riflessione che non si fermi alla commozione.

I vescovi: «La vita è il fondamento di ogni altro diritto»

La nota è firmata da cinque presuli: Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia; Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve; Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e Città di Castello; Gualtiero Sigismondi, vescovo di Orvieto-Todi; Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno. Davanti a una disposizione che intende legalizzare la soppressione della vita, i vescovi ripetono con Papa Leone XIV che la sua tutela, «dal suo concepimento fino al suo termine naturale», è il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto. Per le persone anziane, malate e sole, scrivono, la risposta umana e cristiana è «l’accompagnamento e la prossimità solidale». Le Chiese umbre assicurano che continueranno a servire la vita e a garantire vicinanza a tutte le forme di fragilità. Poi l’avvertimento più netto: la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione va respinta con fermezza, perché «ciò che è legale non è necessariamente morale».

Suicidio assistito in Umbria, approvata la legge con 11 voti a favore. I vescovi esprimono amarezza e chiedono più cure palliative per i fragili.
I cinque vescovi dell’Umbria riuniti insieme

Il nodo delle cure palliative

Nella loro presa di posizione c’è anche una richiesta precisa alla politica: dare piena attuazione alla legge sulle cure palliative. Il tema è emerso anche in Consiglio regionale, dove diversi consiglieri le hanno indicate come una priorità. Bianca Maria Tagliaferri, di Ud-Pp, ha sostenuto che il servizio sanitario dovrebbe garantire le cure piuttosto che accompagnare alla morte.

Come funzionerà l’accesso alla procedura

Sul piano pratico, il testo aggiornato dalla Terza commissione affida alla Regione l’organizzazione dell’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita, tramite autosomministrazione di un farmaco letale. Ogni Azienda unità sanitaria locale dovrà istituire una commissione multidisciplinare permanente incaricata di verificare i requisiti.

Resta aperta la domanda che il settimanale pone a chiusura: quanto una società è disposta a investire perché nessuno resti solo davanti alla malattia, al dolore e alla perdita di autonomia? Per la testata la dignità della persona non può dipendere dall’autosufficienza, dalla produttività o dall’assenza di sofferenza.