Nei Paesi Bassi registrato il primo caso di eutanasia su un bambino sotto i 12 anni, dopo l’ampliamento della legge nel 2024. Preoccupazione tra i cattolici.
I Paesi Bassi hanno registrato il primo caso noto di eutanasia su un bambino sotto i 12 anni da quando, nel 2024, il Paese ha ampliato le proprie norme sul fine vita. La notizia ha riacceso le preoccupazioni etiche di cattolici e movimenti pro-life sulla crescente estensione delle leggi sull’eutanasia. Secondo il rapporto annuale del governo olandese sulle interruzioni di gravidanza tardiva e sulle procedure di fine vita, le autorità hanno ricevuto, alla fine del 2025, una segnalazione relativa a un minore tra 1 e 12 anni. Si tratta del primo caso noto da quando i Paesi Bassi hanno esteso la possibilità di eutanasia anche a questa fascia d’età, sotto condizioni rigorosamente definite. La conferma è arrivata attraverso un canale istituzionale, segno della delicatezza con cui le autorità olandesi stanno gestendo la vicenda.
Il caso confermato dal ministero della Sanità
La ministra della Sanità olandese, Sophie Hermans, ha confermato il caso in una lettera del 22 giugno alla Camera dei Rappresentanti, scrivendo che “alla fine del 2025 la commissione ha ricevuto la prima segnalazione” relativa a un minore in questa fascia d’età. Pochi dettagli sull’età, sulla patologia o sulle circostanze del bambino sono stati resi pubblici. Secondo la legge olandese, ogni caso di questo tipo viene esaminato da una commissione indipendente, che deve verificare il rispetto dei requisiti legali, prima di trasmettere un parere ai pubblici ministeri, chiamati a decidere autonomamente i passi successivi.
L’ampliamento della legge sull’eutanasia infantile
I Paesi Bassi sono stati il primo Paese al mondo a legalizzare l’eutanasia per gli adulti, nel 2002. Prima dell’ampliamento del 2024, la procedura era già consentita per i neonati sotto un anno in circostanze eccezionali e per i minori dai 12 anni in su, con il consenso dei genitori. Le nuove norme permettono l’eutanasia per bambini tra 1 e 12 anni quando il piccolo paziente è terminale, soffre in modo che le autorità definiscono “senza speranza e insostenibile” e non esistono alternative terapeutiche o di cure palliative ragionevoli. Il rapporto 2025 segnala inoltre tre interruzioni di gravidanza tardiva e nessun caso relativo a neonati.

La reazione dei bioeticisti cattolici
Il caso ha suscitato critiche da parte di esponenti cattolici e pro-life. Joseph Meaney, del National Catholic Bioethics Center, ha definito la vicenda “una grave violazione etica”, ricordando che la Chiesa considera l’eutanasia un atto intrinsecamente ingiusto, ancora più grave quando riguarda un bambino, incapace di dare un consenso informato. Meaney ha aggiunto che la persona umana possiede una dignità speciale e che la medicina moderna offre strumenti etici per la gestione del dolore. Lo studioso ha anche osservato che i Paesi Bassi sono spesso un indicatore delle future politiche sull’eutanasia in altri Paesi.
Le implicazioni internazionali del caso
Matt Vallière, direttore del Patient Rights Action Fund, ha espresso preoccupazioni simili, segnalando che proposte di legge sull’eutanasia sono attualmente in discussione in Francia, Regno Unito e Scozia. Vallière ha ricordato che negli Stati Uniti sono già 12 Stati, oltre al Distretto di Columbia, ad aver legalizzato il suicidio assistito. Nei Paesi Bassi, nel 2025, sono stati registrati oltre 10.000 decessi per eutanasia, una quota crescente sul totale dei decessi nel Paese. Il Belgio ha eliminato i limiti di età per l’eutanasia già nel 2014, mentre il dibattito resta aperto in diverse nazioni occidentali.