Giornate Mariologiche a Medjugorje: «Da Maria impariamo a fidarci di Dio»

Giornate mariologiche a Medjugorje: imparare da Maria a pregare e fidarsi di Dio, poi la Messa con mons. Cavalli e 99 sacerdoti concelebranti. Giornate mariologiche a Medjugorje: imparare da Maria a pregare e fidarsi di Dio, poi la Messa con mons. Cavalli e 99 sacerdoti concelebranti.
Giornate Mariologiche a Medjugorje
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Giornate mariologiche a Medjugorje: imparare da Maria a pregare e fidarsi di Dio, poi la Messa con mons. Cavalli e 99 sacerdoti concelebranti.

Il secondo giorno delle Giornate mariologiche a Medjugorje ha messo al centro la Beata Vergine Maria e il suo posto nel mistero di Cristo e della Chiesa. Relazioni, discussione e preghiera si sono alternate nella mattinata del 23 ottobre 2026, davanti a pellegrini arrivati da molti Paesi. La preghiera, all’inizio e dopo il dibattito, è stata guidata dal parroco di Medjugorje, fra Zvonimir Pavičić, che ha offerto anche una breve riflessione. Di Maria, ha detto, non si può soltanto parlare: da lei bisogna imparare a pregare, a credere e ad affidarsi completamente a Dio, lasciando che la sua Parola dia forma alla nostra vita.

In serata la parrocchia si è raccolta all’altare esterno della chiesa di San Giacomo per il Rosario e la Santa Messa, presieduta dall’arcivescovo Aldo Cavalli.

Le relazioni sul Concilio Vaticano II e sul posto di Maria

Fra Stefano Cecchin, presidente della Pontificia Accademia Mariana Internazionale, ha parlato dell’attualità permanente della mariologia del Concilio Vaticano II e delle indicazioni per il XXI secolo. Fra Gian Matteo Roggio ha affrontato una domanda diretta: abbiamo bisogno di Maria se abbiamo Gesù Cristo Salvatore? L’ultima relazione del mattino, di suor Daniela Del Gaudio, ha presentato Maria come modello e ciò che la Chiesa può imparare dalla propria Madre.

Per fra Zvonimir, a Medjugorje i fedeli di tutto il mondo riconoscono la vicinanza materna di Maria, che chiama alla preghiera, alla conversione e alla pace senza mai trattenere nessuno presso di sé. Come a Cana, indica le parole del Figlio: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Il saluto del vescovo Palić e i pellegrini da tutto il mondo

Ad accogliere i partecipanti è stato mons. Petar Palić, vescovo di Mostar-Duvno e amministratore apostolico di Trebinje-Mrkan. Si è detto lieto che le prime Giornate mariologiche partano dal Concilio Vaticano II e dal suo insegnamento sulla Vergine, augurando un dialogo aperto e serio e libertà nella ricerca della verità. A Medjugorje ci sono in questi giorni pellegrini da Italia, Polonia, Spagna, Corea, India, Francia, Ucraina, Irlanda, Canada, Australia, Brasile, Stati Uniti e molti altri Paesi. Molti seguono laboratori, gruppi di lavoro e panel. Nel pomeriggio don Mladen Parlov ha trattato il tema «Tra razionalità e credulità: come venerare oggi la Beata Vergine Maria?».

La Messa è stata presieduta dall’arcivescovo Aldo Cavalli, visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, con 99 sacerdoti concelebranti
Il Visitatore Apostolico, Monsignor Aldo Cavalli

Rosario e Messa con 99 sacerdoti presieduta da mons. Cavalli

Il Rosario è stato guidato da fra Karlo Lovrić. La Messa è stata presieduta dall’arcivescovo Aldo Cavalli, visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, con 99 sacerdoti concelebranti. Nell’omelia ha parlato di san Paolo, scelto per grazia di Gesù, citando la Lettera agli Efesini: «Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti». Solo Cristo è morto in croce per i nostri peccati e solo Lui è risorto nel corpo. Questa, ha ricordato, fu la prima predicazione degli apostoli.

I segni dei tempi e la testimonianza di una vita autentica

Commentando il Vangelo, Cavalli ha definito i segni dei tempi come la capacità di vedere bene i cambiamenti del mondo. Gli uomini e le donne di oggi non sono quelli di ieri, perché è cambiata non la cultura ma la coscienza.

Da qui l’invito a mettere Gesù al centro della vita, vivendo in modo autentico, così che gli altri possano dire: «Ecco un cristiano, ecco un uomo buono». È ciò che fece Paolo tra popoli tanto diversi da lui, annunciando il Vangelo con la propria esistenza.