La fede dietro l’impegno per la democrazia di Jimmy Lai

Jimmy Lai, 78 anni, malato e in carcere da cinque anni, è condannato a 20 anni per aver sostenuto le proteste democratiche a Hong Kong. Jimmy Lai, 78 anni, malato e in carcere da cinque anni, è condannato a 20 anni per aver sostenuto le proteste democratiche a Hong Kong.
Jimmy Lai, imprenditore ed editore condannato a 20 anni
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Jimmy Lai, 78 anni, malato e in carcere da cinque anni, è condannato a 20 anni per aver sostenuto le proteste democratiche a Hong Kong.

Jimmy Lai è stato arrestato e condannato a 20 anni di carcere solo per aver appoggiato le manifestazioni pro-democrazia dei giovani di Hong Kong. L’imprenditore, oggi 78enne, è malato e provato da cinque anni di detenzione: una condanna che, di fatto, equivale all’ergastolo. A chiedere la sua liberazione si è schierato nei giorni scorsi anche monsignor James Curry, responsabile per la libertà religiosa della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, con una lettera al primo ministro britannico. La vicenda riguarda una città di sette milioni di abitanti, dove le libertà civili si sono ridotte drasticamente negli ultimi anni. Abbiamo chiesto a padre Gianni Criveller, missionario del Pime e sinologo con una lunga esperienza a Hong Kong, di raccontare questa storia.

Chi è Jimmy Lai e perché è finito in carcere

Padre Criveller ricorda che Jimmy Lai è stato un imprenditore e soprattutto un editore molto importante a Hong Kong negli ultimi decenni. Arrivato dalla città cinese di Canton a 15 anni, iniziò a lavorare in fabbrica e, con talento imprenditoriale, costruì una notevole fortuna. Fondò prima l’azienda di abbigliamento Giordano e poi Apple Daily, il principale quotidiano di opposizione della città. Da adulto affermato visse una conversione che cambiò la sua vita: si dedicò alla promozione della democrazia e si avvicinò alla Chiesa cattolica, fino a ricevere il battesimo. Dopo l’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale, nel 2020 fu arrestato: pur essendo cittadino britannico e potendo lasciare Hong Kong, scelse di restare per condividere la sorte dei giovani arrestati durante le proteste.

Una condanna che pesa come un ergastolo

Secondo Criveller, Lai è stato preso di mira come simbolo della democrazia e della libertà. Il 9 febbraio di quest’anno è stato condannato a 20 anni di carcere: ha 78 anni, è malato di diabete, è dimagrito molto e le sue condizioni di salute restano precarie. Il missionario lo dice senza mezzi termini: «si tratta di una condanna all’ergastolo». Attualmente a Hong Kong ci sono oltre mille detenuti politici, mentre complessivamente gli arrestati legati alle proteste hanno superato le 10mila persone, anche se molti sono stati rilasciati, hanno ricevuto pene lievi o sono stati assolti. Una data segna lo spartiacque: il 1° luglio 2020, quando entrò in vigore la legge sulla sicurezza nazionale che ha soppresso partiti non filogovernativi, sindacati e ogni forma di manifestazione pubblica, compresa la veglia annuale per le vittime di Tiananmen.

Padre Gianni Criveller, missionario del Pime e sinologo

Perché la Chiesa inglese chiede la sua liberazione

Padre Criveller individua due ragioni dietro l’appello di monsignor Curry: Jimmy Lai è il dissidente più noto e famoso tra quelli imprigionati, e la sua cittadinanza britannica offre un appiglio giuridico rilevante. C’è anche un terzo elemento, legato alla fede: Lai è cattolico, così come molti altri detenuti politici. Ma il missionario precisa con chiarezza che nessuno di loro è in carcere per la propria fede: «Jimmy Lai non è in prigione perché è cattolico». Si sono impegnati per la democrazia come cittadini, imprenditori ed editori, spinti però anche dalla loro fede cattolica. Nella lettera, il vescovo Curry ricorda inoltre che circa 200mila cittadini di Hong Kong sono emigrati in Gran Bretagna, molti per sottrarre i figli al sistema educativo patriottico imposto dalla città.

Hong Kong oggi vive in un limbo

Il progetto di Deng Xiaoping, che immaginava per Hong Kong il modello “un Paese, due sistemi” come avanguardia di libertà e democrazia, secondo Criveller è naufragato. Restano circa sette milioni di abitanti che continuano a lavorare, occuparsi delle famiglie e incontrarsi, in una città che il missionario descrive senza mezzi termini: «Hong Kong non è morta». C’è ancora libertà religiosa e la Chiesa conserva una certa autonomia, ma la situazione resta sospesa: una terra di mezzo, come la definisce Criveller, in cui non è ancora chiaro quali saranno gli sviluppi futuri per la città e per chi, come Jimmy Lai, ha pagato con la libertà il proprio impegno democratico.