Cambiare vita è possibile, e anche in fretta: abba Sisoes, eremita del V secolo nel deserto di Scete, insegnava che può bastare un solo giorno.
Convertirsi, cambiare vita: perché un passo del genere ci sembra spesso impossibile da compiere? E soprattutto, perché dovrebbe richiedere per forza tanto tempo? Sono le domande da cui parte la riflessione dedicata a un breve insegnamento dei Padri del deserto. In greco la conversione si chiama metánoia, cioè cambiamento di mente. L’ebraico è più concreto: il verbo shuv significa voltarsi, tornare indietro sui propri passi. In fondo, pentirsi e convertirsi non vuol dire altro che sostituire una direzione sbagliata con una giusta. Eppure questa cosa semplice sembra chiedere uno sforzo così grande da scoraggiarci ancora prima di cominciare. Proprio qui entra in gioco la voce di un monaco vissuto nel V secolo, che ai suoi tempi aveva una risposta sorprendente per chi voleva davvero voltare pagina.
Se l’uomo lo vuole: la parola di abba Sisoes
Si tratta di abba Sisoes, eremita del V secolo che viveva nel deserto di Scete, in Egitto. Era considerato il modello del monaco e un degno successore di Antonio il Grande. Il suo nome compare in diversi Apoftegmi dei Padri del deserto. Uno di questi riporta proprio il consiglio che rivolgeva a chi desiderava cambiare vita. Interrogato sulla penitenza, era solito rispondere così: «Se l’uomo lo vuole, tra il mattino e la sera può giungere alla perfezione del precetto divino». A una condizione precisa: che faccia penitenza piangendo le colpe passate e stringa con Dio l’impegno di non peccare più.
L’idea sbagliata che ci facciamo di Dio
Il consiglio appare semplice, ma le difficoltà vanno guardate una per una. La prima nasce da ciò che immaginiamo su Dio e sulle sue esigenze. Quando vediamo la follia che si nasconde dietro ogni nostra scelta sbagliata, ci pare che tutto sia finito. Ripensiamo a quante volte abbiamo rifiutato la mano tesa e concludiamo di aver tirato troppo la corda. Dio è buono, certo, ma non potrà riprenderci sempre sull’orlo del precipizio. Così facciamo fatica a credere a quell’attaccamento tenace che spinge Cristo a raggiungere anche il peccatore più ostinato. E a proporgli, fino all’ultimo, di fare quel passo.

Quando temiamo di non mantenere le promesse
La seconda difficoltà viene invece da noi stessi, da una valutazione realistica delle nostre forze. Troppe esperienze negative ci hanno insegnato che spesso non manteniamo le promesse fatte. Il coraggio si scioglie come neve al sole davanti a certe rinunce, che pure sono necessarie. Per non collezionare l’ennesimo fallimento, per non mordere ancora una volta la polvere, preferiamo tirarci indietro. La frase che ci ripetiamo è sempre la stessa: «Non fa per me».
Cambiare vita è possibile, anche oggi
Eppure, come sintetizza Sisoes, la penitenza è alla portata di tutti. Il Signore conosce bene i nascondigli in cui cerchiamo di rifugiarci per evitare il gesto, anche il più piccolo, capace di mettere tutto in movimento. Un gesto che potrebbe allontanare da noi la tentazione, forse per sempre.
Se Dio lo chiede, significa che è possibile. E prima lo si fa, prima saremo liberati da noi stessi e da quel peso incomprensibile che ci tiene inchiodati a terra. Le parole rivolte da Gesù a Zaccheo nel Vangelo di Luca, al capitolo 19, versetto 5: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Un invito che, nelle parole del Vangelo, porta già dentro di sé la parola oggi.