Papa Leone all’Angelus chiede la fine delle ostilità nello Yemen, prega per le vittime dell’attentato in Giordania e invita a unirsi ad Assisi il 27 ottobre.
Il 25 ottobre, dopo la recita dell’Angelus affacciato dal Palazzo apostolico, Papa Leone è tornato a chiedere la pace senza giri di parole. Non è una novità: il Pontefice non si stanca di alzare la voce contro la guerra, in ogni occasione pubblica. Questa volta i riferimenti erano due, molto concreti. Da una parte lo Yemen, dove la popolazione vive una situazione umanitaria definita «grave». Dall’altra la Giordania, colpita da un attentato terroristico contro i fedeli di una chiesa ortodossa. C’è stato poi un invito rivolto a tutti in vista del 27 ottobre, quando ad Assisi si raduneranno capi di Chiese e leader religiosi. Prima ancora, commentando il Vangelo, il Papa aveva parlato del comandamento dell’amore come centro del rapporto con Dio e con il prossimo.
L’appello per lo Yemen e la popolazione di Taiz
La preoccupazione del Pontefice si è concentrata soprattutto sulla città di Taiz, dove la gente soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Una situazione che il Papa ha voluto nominare in modo esplicito. Da qui l’appello: che cessino le ostilità e che al popolo yemenita, insieme a tutti i popoli della regione, venga garantito di vivere nella pace.
La vicinanza alla Giordania dopo l’attentato di Amut
Il secondo pensiero è andato alle vittime dell’attentato compiuto venerdì scorso contro i fedeli della chiesa ortodossa di Saint George ad Amut, in Giordania. Il Papa ha pregato per quanti sono rimasti uccisi e feriti. «Sono vicino a quella comunità e all’intero Paese», ha detto. Un Paese che, ha ricordato, si distingue per la pacifica convivenza e per il rispetto tra le diverse religioni.

Ad Assisi nel quarantesimo anniversario dell’incontro voluto da Giovanni Paolo II
«Continuiamo insieme a pregare per la pace», ha chiesto Papa Leone ai fedeli. L’invito riguarda una data precisa: 27 ottobre, quando capi di Chiese e leader religiosi si ritroveranno ad Assisi. L’occasione è il quarantesimo anniversario dell’incontro convocato da San Giovanni Paolo II. Il Pontefice ha chiesto di unirsi spiritualmente a quel momento di preghiera. Poi la frase che ha dato il tono all’intero appello: «Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo».
Il comandamento dell’amore al centro dell’Angelus di Papa Leone
Prima degli appelli, il Papa aveva commentato il Vangelo del giorno. Per Cristo, ha spiegato, il fulcro del rapporto con Dio è l’amore. Non basta sapere che Dio esiste, che è l’unico o che è onnipotente: il Signore cerca da noi una relazione personale. In questo incontro il comandamento dell’amore non è un obbligo né un’imposizione. «Non si può infatti amare a comando», ha osservato. L’amore per Dio nasce dal desiderio stesso dell’uomo, che trova compimento nella comunione con Lui. Al primo comandamento Gesù ne unisce un secondo, «Amerai il tuo prossimo come te stesso», che secondo il Papa sgorga dalla stessa fonte. Dall’intima relazione con Dio si impara a guardare se stessi e gli altri con lo sguardo di Cristo. Così l’egoismo viene vinto e l’esistenza diventa dono per chi ci sta accanto.
Per spiegarlo, il Pontefice ha citato Santa Teresa di Gesù Bambino: è solo l’amore a spingere all’azione le membra della Chiesa. Senza di esso la fede perderebbe il suo contenuto, le buone opere si ridurrebbero a moralismo e la speranza sarebbe vana. «Non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle».