Meno parole, più cuore: la Madonna e la suora che recitava mille Ave Maria

Una cantiga del XIII secolo racconta come la Madonna chiese a una suora di pregare meno, lasciando due terzi delle preghiere per recitare il resto con cura. Una cantiga del XIII secolo racconta come la Madonna chiese a una suora di pregare meno, lasciando due terzi delle preghiere per recitare il resto con cura.
Suora in preghiera
Canale WhatsApp Iscriviti subito!
Canale Telegram Iscriviti subito!

Una cantiga del XIII secolo racconta come la Madonna chiese a una suora di pregare meno, lasciando due terzi delle preghiere per recitare il resto con cura.

Una religiosa che recitava mille Ave Maria al giorno si sentì chiedere dalla Madonna di pregare meno. Il racconto si trova nella cantiga 71 delle Cantigas de Santa María, raccolta di canti nata nel XIII secolo. La suora, oltre alle Ave Maria, recitava ogni giorno le preghiere di un intero libro di devozione, spesso con le lacrime agli occhi, sognando di incontrare la Vergine. C’era però un problema: pronunciava quelle parole in fretta. Quando finalmente Maria le apparve, le disse che poteva tranquillamente lasciare almeno due terzi delle sue preghiere. La parte restante, invece, andava recitata con attenzione e bene. Una storia antica che porta con sé una domanda ancora attuale: nella preghiera, più significa sempre meglio?

Quando la preghiera rischia di diventare troppa

Sì, si può pregare troppo. Succede in tre casi ben precisi, e nessuno di questi riguarda la buona volontà di chi prega. Il primo è quando la preghiera diventa una fuga dai doveri, dalle relazioni o dalla necessità di affrontare le sfide della vita. Il secondo riguarda la convinzione che un certo numero di rosari, coroncine o Messe basti per ottenere da Dio una grazia precisa. Il terzo si verifica quando, mentre si prega, l’attenzione si concentra più sulla forma e sul proprio impegno che su Dio stesso.

Due modi di recitare l’Ave Maria nel Medioevo

Si tratta di un problema antico quanto la fede. Lo spiega Maria Incoronata Colantuono, docente di musicologia all’Università Autonoma di Barcellona ed esperta delle Cantigas, citata nell’articolo che riprende il quotidiano spagnolo El Debate. Nel XIII secolo, racconta la studiosa, l’Ave Maria poteva essere recitata in due modi diversi. Il primo era veloce, quasi come una formula magica per proteggersi dal male. Il secondo era una forma di meditazione, in cui ogni singola parola riportava chi pregava al momento dell’Annunciazione.

Sì, si può pregare troppo. Succede in tre casi ben precisi, e nessuno di questi riguarda la buona volontà di chi prega
Miniatura medievale delle Cantigas de Santa María

Cosa intendeva san Paolo con «pregate ininterrottamente»

Nella Prima Lettera ai Tessalonicesi san Paolo scrive: «Pregate ininterrottamente» (1 Ts 5,17). L’Apostolo, osserva l’autore, non intendeva certo dire che bisogna recitare preghiere senza sosta o restare sempre in ginocchio. Altrimenti nemmeno Gesù avrebbe rispettato questa indicazione. Dai Vangeli sappiamo che era molto attivo: insegnava, guariva, camminava, partecipava ai banchetti e incontrava la gente. Trovava però anche il tempo per ritirarsi e pregare in solitudine, talvolta per lunghe ore (cfr. Lc 6,12; Mt 14,23; Mc 1,35). Eppure la sua relazione con il Padre, come crede la fede cristiana, non si interrompeva mai.

Pregare meno, ma con il cuore

Nella cantiga medievale la Madonna non si limita a rimproverare la suora. Ne apprezza il desiderio di santità e la voglia sincera di pregare. Più del numero di orazioni recitate, però, conta l’atteggiamento del cuore. E nella vita del cristiano, aggiunge l’autore, conta dove si trova il cuore durante tutte le attività quotidiane.

Offrire a Dio ogni momento della giornata permette alla vita intera di diventare preghiera, cioè un rimanere accanto a Lui. Allo stesso tempo ognuno ha bisogno di momenti di raccoglimento: istanti in cui le labbra sussurrano l’Ave Maria, la mente medita i misteri del rosario e il cuore resta vicino al Cuore di Dio.