Nepotismo, conclave, avvocato del diavolo: sei espressioni di origine papale entrate nel linguaggio di tutti i giorni, tra storia della Chiesa e curiosità.
I papi hanno inciso sulla storia per secoli, ma la loro impronta si ritrova anche dove meno ce lo aspetteremmo, cioè nelle parole di tutti i giorni. Sono almeno sei le espressioni di origine papale entrate nel linguaggio comune, parole che usiamo spesso senza conoscerne la storia. Il primo caso è il nepotismo, oggi associato al nipote del capo che ottiene il posto migliore in azienda senza alcuna qualifica. Proprio i nipoti sono all’origine del termine, che deriva dalla parola italiana «nipote». Durante il Rinascimento e nei secoli successivi, alcuni papi furono particolarmente generosi nell’assegnare incarichi prestigiosi ai propri familiari. Nel XVII secolo la pratica aveva già dato vita alla parola, che col tempo è uscita dal Vaticano per diffondersi in uffici, imprese e ambienti politici di tutto il mondo.
Pontificare, dal sommo sacerdote al parente della cena di Natale
Tutti conosciamo qualcuno che ama troppo il suono della propria voce. Può essere il collega che trasforma una domanda in un discorso di 20 minuti, o il parente che approfitta della cena di Natale per dire la sua su qualsiasi cosa. Di queste persone si dice che stanno «pontificando». Il verbo nasce dal latino pontifex, cioè «sommo sacerdote». Il sostantivo indicava in origine l’ufficio o il periodo di servizio di un pontefice, in particolare del papa. Strada facendo, la parola ha preso un senso meno lusinghiero. Già nel XIX secolo poteva descrivere chi assumeva arie pompose, poi è passata a indicare un modo di parlare eccessivamente autoritario o dogmatico.
L’avvocato del diavolo nelle indagini sui santi
Chi sostiene di proposito una tesi contraria a quella che condivide, solo per metterla alla prova, fa l’avvocato del diavolo. Si tratta di un ruolo con una storia cattolica sorprendentemente rispettabile. Per secoli la Chiesa si è servita di un funzionario chiamato Promotore della Fede, coinvolto nelle indagini sui possibili santi. Doveva esaminare le prove con spirito critico, sollevare obiezioni e verificare che le affermazioni su santità e miracoli di un candidato reggessero a un’analisi rigorosa. Per questo era noto come advocatus diaboli. Nonostante il titolo, non lavorava affatto per il diavolo. Il suo compito era aiutare la Chiesa a prendere decisioni correttesu chi proclamare santo. L’espressione è poi passata all’uso comune per indicare chi contesta un argomento, spesso per alimentare la discussione.

Conclave, la parola nata dall’elezione di Viterbo durata fino al 1271
Oggi si parla di conclave anche per un vertice politico o per una riunione riservata di persone influenti. La parola, però, affonda le radici in uno degli episodi più straordinari della storia delle elezioni papali. Nel 1268 i cardinali si riunirono a Viterbo per eleggere il nuovo papa, senza riuscire a trovare un accordo. Passarono mesi, poi un anno, poi un altro ancora. Gli abitanti, esasperati, decisero di chiudere i cardinali nel palazzo papale per accelerare i tempi. Nemmeno questo bastò subito: l’elezione si prolungò fino al 1271, quando fu scelto Gregorio X. Il termine latino significa «stanza che si può chiudere a chiave», e l’esperienza di Viterbo contribuì a ispirare le regole sulle elezioni papali introdotte da Gregorio X nel 1274.
Canonizzare ed ex cathedra, le altre espressioni di origine papale
Essere canonizzati significa essere riconosciuti formalmente come santi, con il nome inserito nel canone, l’elenco ufficiale. La pratica di riconoscere i santi è molto più antica, ma durante il Medioevo la canonizzazione divenne gradualmente competenza esclusiva dell’autorità papale. Fuori dalla Chiesa, il verbo indica chi viene elevato a una posizione in cui criticarlo diventa quasi impensabile, come un attore osannato dalla critica. La Chiesa impiega molto più tempo a esaminare un candidato, mentre internet a volte ci riesce in un pomeriggio.
L’ultima espressione, ex cathedra, significa letteralmente «dalla cattedra». Nella dottrina cattolica indica il papa che esercita la sua suprema autorità di insegnamento proclamando in modo definitivo una dottrina di fede o di morale, e non vale per tutto ciò che un papa dice.