“I primi catechisti sono i genitori”: il nuovo documento vaticano sulla trasmissione della fede

Nel documento Venite ad me, pubblicato il 22 ottobre, il Vaticano descrive la trasmissione della fede come una fiamma che accende un’altra fiamma. Nel documento Venite ad me, pubblicato il 22 ottobre, il Vaticano descrive la trasmissione della fede come una fiamma che accende un’altra fiamma.
Papa Francesco e la Veglia Pasquale
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Nel documento Venite ad me, pubblicato il 22 ottobre, il Vaticano descrive la trasmissione della fede come una fiamma che accende un’altra fiamma.

Se il vero sole è Cristo, ogni battezzato è chiamato a irradiare per propagazione quella luce originaria. È l’immagine scelta dal Dicastero per la Dottrina della Fede nel documento Venite ad me (“Venite a me”), pubblicato il 22 ottobre, per raccontare il delicato compito della trasmissione della fede. Il titolo riprende le parole di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28). Il testo era stato chiesto da papa Francesco poco prima della sua morte ed è stato fatto proprio da Leone XIV. Offre una riflessione e indicazioni concrete per l’evangelizzazione “all’alba della nuova era che stiamo attraversando”. La Santa Sede punta il dito contro la secolarizzazione, che ha prodotto un “individualismo generalizzato” e ha ostacolato la trasmissione della fede. Il documento però respinge ogni disperazione.

La trasmissione della fede come una luce che si propaga

Il dicastero incoraggia e sostiene la trasmissione della fede soprattutto nelle famiglie e nelle comunità ecclesiali. La descrive come un incontro in cui Cristo si fa vicino a ogni persona, dentro la realtà concreta della sua vita, offrendo una pace vera che si trova soltanto in Lui. Gli autori di Venite ad me paragonano questo passaggio all’accensione di una fiamma da un’altra fiamma. L’esperienza della fede viene presentata come l’incontro vitale con il “vero sole” che è Cristo, colui che libera dalle tenebre e riempie di luce l’esistenza. Per sua natura, spiega il testo, questa luce si irradia verso altre vite. Queste, a loro volta, risplendono e allargano il raggio della luce originaria, quella di Cristo, luce del mondo.

Da san Paolo al cero pasquale, una luce di volto in volto

Il documento richiama san Paolo, che nella seconda Lettera ai Corinzi (3,18) parla dei credenti che riflettono come in uno specchio la gloria del Signore e vengono trasformati nella stessa immagine. Cita anche Lumen fidei, la prima enciclica di papa Francesco: chi si è aperto all’amore di Dio e ha ricevuto la sua luce non può tenere questo dono per sé. Si tratta, osserva il Dicastero, di una luce che si riflette di volto in volto. Accade come nella liturgia di Pasqua, quando la luce del cero accende molte altre candele. La fede si trasmette così per contatto, da persona a persona.

I genitori, scrivono gli autori, sono chiamati a generare i figli alla vita e anche a condurli a Dio.
Genitori e figli in preghiera attorno alla tavola

La famiglia, primo luogo dove si impara a credere

Per la Santa Sede la fede non va consegnata come un insieme di contenuti dottrinali o di informazioni religiose. È piuttosto una forma di vita ecclesiale in cui il credente viene introdotto poco alla volta. In questo quadro la famiglia è indicata come il primo luogo di trasmissione della fede. I genitori, scrivono gli autori, sono chiamati a generare i figli alla vita e anche a condurli a Dio. Lo ha ribadito Leone XIV nell’omelia per il Giubileo dei catechisti del 28 settembre 2025: “I primi catechisti sono i nostri genitori”. Come si impara la lingua materna, ha spiegato il Papa, l’annuncio non si delega ad altri ma nasce in casa, attorno alla tavola.

Dalla preghiera prima dei pasti al presepe di Natale

Venite ad me propone infine alcune idee molto pratiche per i genitori. Tra queste la preghiera personale e di coppia, la lettura del Vangelo, la memoria dei santi patroni e l’invocazione costante della protezione della Vergine Maria.

L’elenco comprende anche la Messa domenicale, la visita ai santuari, le forme di pietà popolare e l’attenzione ai più poveri. Non mancano gesti quotidiani come la preghiera prima dei pasti, la benedizione del Signore per i compleanni e la preparazione del presepe a Natale. Un vero piccolo vademecum per seminare la fede nel cuore dei figli.