Ad Assisi, dal 25 al 27 ottobre 2026, si apre uno degli appuntamenti più significativi del calendario interreligioso internazionale: l’incontro internazionale pace Assisi promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, intitolato Pace disarmata e disarmante. L’evento cade in un momento di particolare peso storico, poiché commemora il quarantesimo anniversario della storica giornata di preghiera per la pace convocata ad Assisi nel 1986 da Giovanni Paolo II, un gesto che cambiò per sempre il modo in cui le grandi tradizioni religiose del mondo si rapportano al tema della guerra e della riconciliazione.
Una città, una memoria, un mandato
Assisi non è una cornice casuale. La città di san Francesco porta nel suo stesso nome l’eco di una vocazione alla pace che precede di secoli qualsiasi iniziativa diplomatica moderna. Quando Giovanni Paolo II vi convocò nel 1986 i leader delle grandi religioni mondiali, compì un gesto che molti osservatori definirono allora audace, persino rischioso: pregare insieme — ognuno secondo la propria tradizione — senza sincretismi né compromessi dottrinali, ma con la consapevolezza condivisa che la violenza non può avere l’ultima parola nella storia dell’umanità.
Quarant’anni dopo, il mondo ha cambiato volto in modo radicale. I conflitti armati si moltiplicano, le tensioni geopolitiche attraversano ogni continente, e il linguaggio della forza sembra prevalere su quello del negoziato. È in questo contesto che la Comunità di Sant’Egidio ha scelto di tornare ad Assisi per rilanciare, con rinnovata urgenza, il messaggio originario: la pace non è utopia, è un compito concreto che le religioni del mondo sono chiamate a sostenere insieme.
Il tema: una pace che disarma
Il titolo scelto per l’edizione 2026, Pace disarmata e disarmante, non è retorico. Racchiude una teologia e una strategia. Una pace «disarmata» è quella che rinuncia alla logica della deterrenza e della rappresaglia come unici strumenti di sicurezza; una pace «disarmante» è quella capace di sciogliere le resistenze, di sorprendere l’avversario con un gesto inatteso di apertura, di disarmare — appunto — anche i cuori più indurati dalla diffidenza.
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Per la Comunità di Sant’Egidio, fondata a Roma nel 1968 e da decenni impegnata in mediazioni di pace in Africa, nei Balcani e in altre regioni del mondo, questo non è un ideale astratto. È il frutto di una lunga esperienza sul campo, fatta di incontri pazienti, di trattative condotte lontano dai riflettori, di accordi resi possibili proprio perché sostenuti da una rete di relazioni interreligiose costruita nel tempo. L’incontro internazionale pace Assisi rappresenta ogni anno — e ancor più in questa edizione anniversaria — il momento in cui quella rete si rende visibile al mondo.
Quarant’anni di sogni di pace: la voce del cardinale Zuppi
Tra le voci che accompagnano la riflessione su questo anniversario, quella del cardinale Matteo Zuppi assume un rilievo particolare. Il porporato si è espresso pubblicamente sul significato dei quarant’anni trascorsi dalla prima giornata di Assisi, richiamando il valore permanente di quell’intuizione originaria: riunire chi crede, al di là delle differenze confessionali, attorno alla convinzione che la guerra sia sempre una sconfitta per tutti.
La riflessione del cardinale Zuppi si inserisce in un dibattito più ampio all’interno della Chiesa cattolica e del mondo interreligioso: come rinnovare lo spirito di Assisi senza banalizzarlo? Come evitare che un appuntamento così carico di storia si trasformi in un rito ripetitivo, privo della forza profetica che aveva nel 1986? La risposta che Sant’Egidio propone è concreta: portare ad Assisi leader religiosi che rappresentano comunità realmente coinvolte nei conflitti di oggi, non soltanto testimoni lontani dalla sofferenza delle popolazioni.
Marco Impagliazzo e la missione di Sant’Egidio
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, guida un’organizzazione che nel corso dei decenni ha saputo coniugare preghiera, servizio ai poveri e impegno per la pace in modo del tutto originale nel panorama cattolico internazionale. La Comunità non è un’agenzia diplomatica, né un think tank: è prima di tutto un movimento di laici radicato nella vita delle parrocchie e dei quartieri periferici delle grandi città, che ha scoperto nella preghiera comune e nel servizio ai più fragili la sorgente di un’energia capace di muovere anche le montagne dei conflitti armati.
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Sotto la guida di Impagliazzo, Sant’Egidio ha continuato a sviluppare quella rete di relazioni interreligiose che rende possibile un evento come quello di questi giorni ad Assisi. Leader cristiani, ebrei, musulmani, buddhisti e rappresentanti di altre tradizioni spirituali si trovano a condividere non soltanto un palco, ma una storia comune di incontri, di fiducia costruita nel tempo, di impegni mantenuti. È questa continuità relazionale — più ancora che i documenti firmati — il vero capitale dell’incontro internazionale pace Assisi.
Un appuntamento per il presente, non solo per la memoria
Sarebbe un errore ridurre l’edizione 2026 a una celebrazione commemorativa. La scelta del titolo Pace disarmata e disarmante e la convocazione di leader religiosi provenienti da aree del mondo attualmente segnate da conflitti armati segnalano chiaramente che l’orizzonte è il presente, non il passato. Il mondo che si riunisce ad Assisi in questi tre giorni è un mondo in guerra: guerre che durano da anni, conflitti dimenticati dai media, tensioni pronte a esplodere.
In questo scenario, la scelta di tornare nella città di Francesco non è nostalgia. È un atto di resistenza culturale e spirituale: affermare che il dialogo è possibile, che le religioni possono essere — e storicamente sono state — forze di pace piuttosto che di divisione, che la speranza non è ingenua ma esigente. Come ha ricordato Papa Francesco alla Comunità di Sant’Egidio nel 2014, «il mondo sta soffocando senza dialogo» — una constatazione che a distanza di oltre un decennio suona ancora più urgente.
Ulteriori informazioni e aggiornamenti sull’evento sono disponibili sul sito ufficiale della Comunità di Sant’Egidio.
Mentre Assisi accoglie ancora una volta i pellegrini della pace, la domanda che l’incontro internazionale pace Assisi pone al mondo rimane la stessa di quarant’anni fa, resa però più acuta dall’accumulo di sofferenza e di distruzione: siamo ancora capaci di scegliere il dialogo? La risposta che Sant’Egidio offre, con la semplicità e la tenacia che la caratterizzano, è che questa scelta non solo è possibile, ma è necessaria — e che Assisi, ogni volta che la si attraversa con questo spirito, lo dimostra.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.