«Seguila e non ti perderai»: l’invito che ha chiuso le Giornate mariologiche a Medjugorje

Con la preghiera sulla Collina delle apparizioni e la Messa si sono chiuse le prime Giornate mariologiche a Medjugorje, dopo quattro giorni di studio. Con la preghiera sulla Collina delle apparizioni e la Messa si sono chiuse le prime Giornate mariologiche a Medjugorje, dopo quattro giorni di studio.
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Con la preghiera sulla Collina delle apparizioni e la Messa si sono chiuse le prime Giornate mariologiche a Medjugorje, dopo quattro giorni di studio.

Con la preghiera sulla Collina delle apparizioni e la Santa Messa, domenica 25 ottobre 2026 si sono concluse le prime Giornate mariologiche a Medjugorje. Per quattro giorni i partecipanti hanno seguito conferenze, preso parte a tavole rotonde e dibattiti, unendosi anche al programma di preghiera della parrocchia di San Giacomo. L’obiettivo era conoscere meglio la fede della Chiesa cattolica sulla Vergine Maria e acquisire i criteri per una corretta venerazione della Madre di Dio. Accanto allo studio, i partecipanti hanno potuto approfondire anche una sana spiritualità mariana.

Maria occupa un posto importante nella fede e nella vita della Chiesa. Le Giornate mariologiche nascono come un nuovo formato di incontro, pensato per conoscere da vicino ciò che la Chiesa crede sulla Beata Vergine. Per la prima edizione è stata scelta Medjugorje, luogo di una particolare presenza di Maria.

Il Concilio Vaticano II al centro delle Giornate mariologiche

I partecipanti hanno vissuto una formazione mariologica intellettuale e spirituale, studiando la mariologia del Concilio Vaticano II. La scelta ha una ragione precisa: è stato proprio il Concilio a collocare Maria nel cuore stesso della Chiesa e della storia della salvezza. Lo stesso Concilio ha presentato la Vergine come modello di una fede viva e impegnata, nella vita personale come in quella pubblica. L’evento è stato organizzato dalla Pontificia Accademia Mariana Internazionale di Roma, insieme all’ufficio parrocchiale di Medjugorje e al Centro informativo Mir Medjugorje.

Fra Jozo Grbeš e i colori dell’autunno

A presiedere la Messa conclusiva è stato fra Jozo Grbeš, provinciale della Provincia francescana dell’Erzegovina. Nell’omelia ha parlato del cambiamento come costante della vita, soffermandosi sull’autunno come crocevia tra caldo e freddo, tra verde e grigio, tra ciò che vive e ciò che muore. Per il religioso i colori dell’autunno sono i più belli della terra e raccontano una storia sul tempo e sulla vita. Gli alberi, piccoli e grandi, giovani e vecchi, sembrano impegnati in una specie di olimpiade della bellezza delle proprie foglie. Questo spettacolo, ha osservato, arriva proprio prima della morte. Presto le foglie cadranno e i colori spariranno. Poi, in primavera, la vita torna a germogliare e risorge. Anche l’uomo, ha sottolineato, è riflesso della natura e immagine del creato.

A presiedere la Messa conclusiva è stato fra Jozo Grbeš, provinciale della Provincia francescana dell’Erzegovina. Nell’omelia ha parlato del cambiamento come costante della vita
Fra Jozo Grbeš, provinciale della Provincia francescana dell’Erzegovina

Dio che parla nella natura e nel cuore dell’uomo

Anche nell’uomo avvengono dei cambiamenti, e attraverso di essi Dio parla e sussurra nel silenzio del cuore e nella memoria grata. Chi comprende, secondo il provinciale, diventa riconoscente, perché le realtà più belle della vita sono un dono. Da qui l’invito a fermarsi per cogliere la semplicità del miracolo della vita e la bellezza della scrittura di Dio nella natura e nell’uomo. La natura parla sempre con segni che sono impronte del Creatore, e va imparata a leggere. Ma anche nell’uomo può insediarsi l’autunno, fino a non vedere più nulla. Chi vuole vedere, però, vedrà davvero. E dedicando più tempo allo spirito, ha aggiunto fra Jozo, ci si chiederà come siamo legati alle persone che ci circondano e a quelle che ci hanno preceduto.

L’amore al prossimo e la promessa della primavera

Il centro dell’omelia è stato il comandamento dell’amore, protagonista del Vangelo del giorno. Fra Jozo ha richiamato le parole di Gesù sull’amare il prossimo come se stessi, domandando se davvero lo facciamo e se dedichiamo agli altri la stessa attenzione che riserviamo a noi. La sua risposta è stata netta: no. Se ci si attenesse a questo solo comandamento, ha spiegato, il mondo conoscerebbe il più forte rovesciamento politico e sociale immaginabile. Basterebbe trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati.

Amore e autunno, ha concluso, insegnano che una perdita non è sempre la fine. L’albero spoglio non è morto, si prepara a una nuova vita. Così l’amore attraversa silenzi, distanze, delusioni e addii, ma resta sempre. Da qui l’invito che ha chiuso le Giornate: «Seguila e non ti perderai». E anche gli autunni della vita possono diventare primavere.