Francia, sì definitivo alla legge sull’eutanasia

L'Assemblea nazionale francese approva in via definitiva la legge sull'eutanasia e il suicidio assistito, ora al vaglio del Consiglio costituzionale L'Assemblea nazionale francese approva in via definitiva la legge sull'eutanasia e il suicidio assistito, ora al vaglio del Consiglio costituzionale
L'aula dell'Assemblea nazionale francese durante il voto sulla legge sull'eutanasia
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L’Assemblea nazionale francese approva in via definitiva la legge sull’eutanasia e il suicidio assistito, ora al vaglio del Consiglio costituzionale

L’Assemblea nazionale francese ha approvato in via definitiva, il 15 luglio, la proposta di legge sull’eutanasia e il suicidio assistito, dopo due anni di dibattiti accesi. Il testo che istituisce un «diritto all’aiuto a morire» è passato con 291 voti favorevoli, 241 contrari e 29 astensioni: è la quarta volta che i deputati lo approvano. Il primo voto in Assemblea aveva registrato una maggioranza ben più ampia, ma il consenso si è progressivamente ridotto ad ogni nuova lettura, passando da 305 voti contro 199 nel maggio 2025, a 299 contro 226 nel febbraio 2026, fino a 295 contro 232 nel giugno scorso. Il percorso parlamentare ha attraversato due scioglimenti dell’Assemblea nazionale e la caduta del governo Bayrou, oltre all’opposizione costante del Senato e di medici, personale sanitario e rappresentanti religiosi.

Un percorso segnato da ostacoli e opposizioni

La proposta di legge ha comunque fatto il suo cammino nonostante gli ostacoli. Diversi primi ministri si sono dichiarati contrari, mentre il Senato ha fatto sistematicamente da freno ad ogni lettura del testo. Il presidente Emmanuel Macron ha rivendicato il risultato come il mantenimento di un impegno preso nel 2022, definendolo un percorso condotto «con gravità, con umiltà e nel pieno rispetto della nostra democrazia». L’esito del voto ha comunque lasciato un retrogusto amaro tra gli oppositori del testo, i cui avvertimenti sono stati respinti. Alcuni sostenitori avevano persino organizzato un cocktail per festeggiare, poi annullato dopo le polemiche suscitate da un simile gesto.

Dal suicidio assistito all’eutanasia vera e propria

Il testo approvato, presentato all’inizio come un «testo di equilibrio», è diventato uno dei più permissivi al mondo in materia. Non si limita più ad aprire l’accesso al suicidio assistito, ma autorizza anche, in alcuni casi, che un medico o un infermiere somministri direttamente la sostanza letale, legalizzando di fatto l’eutanasia. Le garanzie annunciate all’inizio dei dibattiti sono state progressivamente indebolite: non è previsto alcun parere collegiale obbligatorio e il rifiuto di un medico può essere aggirato con l’invio a un collega. Il controllo delle decisioni interviene inoltre solo dopo il decesso del paziente, il che rende inefficace ogni eventuale ricorso.

il primo ministro Sébastien Lecornu aveva annunciato l'intenzione di rivolgersi al Consiglio costituzionale. L'organo dovrà pronunciarsi su diversi articoli della legge che potrebbero risultare incompatibili con i principi di libertà individuale e dignità umana
Il palazzo del Consiglio costituzionale francese, chiamato ora a esaminare la legge

Nessuna clausola di coscienza per gli ospedali cattolici

Ogni singolo professionista sanitario potrà rifiutarsi di partecipare alla procedura, ma nessuna clausola collettiva si applicherà alle strutture di cura, comprese quelle private o confessionali. Tra queste figurano istituti come quelli gestiti dalle Piccole Sorelle dei Poveri, il cui progetto di struttura esclude esplicitamente il ricorso all’aiuto a morire. Diversi oppositori ricordano che, una volta iscritto nel diritto il principio secondo cui la morte può costituire una risposta medica alla sofferenza, i limiti posti oggi rischiano domani di essere presentati come arbitrari o discriminatori, aprendo la strada a nuove richieste di ampliamento della legge.

La legge sull’eutanasia ora al Consiglio costituzionale

Martedì 14 luglio, alla vigilia del voto finale, il primo ministro Sébastien Lecornu aveva annunciato l’intenzione di rivolgersi al Consiglio costituzionale. L’organo dovrà pronunciarsi su diversi articoli della legge che potrebbero risultare incompatibili con i principi di libertà individuale e dignità umana, tra cui il termine di riflessione di soli due giorni concesso ai pazienti richiedenti e l’assenza di una clausola di coscienza per gli istituti sanitari. Il Consiglio potrà validare l’intero testo, censurare alcune disposizioni oppure formulare riserve interpretative che ne impongano una lettura più restrittiva. Solo se dichiarata conforme, la legge potrà essere promulgata dal presidente della Repubblica ed entrare in vigore.