Tyron, 27 anni, e Dalila, 25, dedicano il tempo libero a restaurare gratuitamente le cappelle abbandonate del Belgio, tra fede e riscoperta comunitaria.
Tyron, 27 anni, e Dalila, 25, sono una giovane coppia cristiana belga che ha deciso di dedicare parte del proprio tempo a restaurare gratuitamente cappelle abbandonate in Belgio. Tutto è cominciato quando Tyron, passando ogni giorno davanti a una piccola cappella sulla strada per il lavoro, ha deciso un giorno di entrarci per pregare. All’interno ha trovato un edificio segnato da anni di abbandono: «Era drammatico», ha raccontato. Poche settimane dopo è tornato con Dalila e del materiale nel bagagliaio dell’auto, iniziando a pulire senza una vera preparazione. Da quel gesto spontaneo è nato un progetto diventato, con il tempo, una missione di vita.
Una storia nata nella prova
Per capire perché quella cappella abbia avuto tanto peso per Tyron, occorre tornare a un periodo difficile della sua vita. Dopo un fallimento personale, l’uomo aveva dovuto rivendere parte dei propri beni ed era arrivato a un bivio tra allontanarsi da Dio o aggrapparsi ancora di più alla fede: «Non è quando tutto va bene che si costruisce o si rafforza la propria fede, è proprio quando si è messi alla prova, quando tutto va male», ha spiegato ad Aleteia. Per mantenersi ha accettato un lavoro interinale in un centro di smistamento rifiuti, otto ore al giorno passate a smistare scarti lungo una catena. Per ingannare il tempo durante i turni, prendeva talvolta al volo i libri che scorrevano davanti a lui: un giorno una frase, letta quasi per caso in un romanzo, ha attirato la sua attenzione. «Ti proibisco di rinunciare», ha letto Tyron. Colpito dal messaggio, ha subito pensato si trattasse solo di una coincidenza. Pochi secondi dopo, però, gli è passata davanti una pagina di dizionario in cui le uniche parole che è riuscito a leggere erano «firmato l’Altissimo, Dio». Per il giovane, la sequenza è stata sconvolgente: «Ho avuto l’impressione di prendermi letteralmente uno schiaffo», ha raccontato, ancora stupito. Da quel momento ha scelto di vedervi il segno di cui aveva bisogno per rialzarsi davvero.
La decisione di ripulire la cappella
Terminato il contratto interinale, l’azienda lo ha richiamato offrendogli un impiego meglio retribuito. Sulla strada verso il nuovo lavoro, Tyron è tornato a passare davanti alla cappella notata tempo prima. Con maggiore stabilità economica, la piccola cappella ha attirato di nuovo il suo sguardo, finché un venerdì ha deciso quasi d’impulso di intervenire, annunciando a Dalila che il giorno dopo avrebbero pulito l’edificio. Il giorno seguente la coppia ha caricato in auto decorazioni, un telo e materiale acquistato per l’occasione, senza organizzazione né budget, solo con la volontà di restituire bellezza a quel luogo sacro.

“Une chapelle à la foi”: il progetto sui social
Tyron ha deciso di filmare l’operazione e condividerla sui social attraverso un account chiamato «Une chapelle à la foi». Il video ha ottenuto un successo inatteso, raggiungendo oggi più di 635.000 visualizzazioni su TikTok e numerose reazioni positive. Fin dall’inizio, però, Tyron aveva previsto di continuare «con o senza visualizzazioni», convinto che il gesto avesse valore anche se notato solo dai vicini di casa. Il successo lo ha portato anche a interrogarsi sul motivo per cui un’azione così semplice, come prendersi cura di un luogo abbandonato senza aspettarsi nulla in cambio, susciti oggi tanta sorpresa: avrebbe preferito che fosse considerata una buona azione «come tante altre», non qualcosa di straordinario.
Restaurare i muri, ma soprattutto i cuori
Dalila, la compagna di Tyron, partecipa direttamente ai lavori di restauro occupandosi anche del figlio piccolo della coppia, e lo ha sostenuto fin dai mesi precedenti l’avvio del progetto. Il lavoro sulle cappelle è diventato così anche un’occasione di incontro: automobilisti che rallentano, vicini che si fermano a chiedere spiegazioni, conversazioni nate quasi per caso durante le pulizie. Oltre al restauro dei luoghi, Tyron spera di creare legami tra le persone attorno alla propria fede, dichiarando di voler unire piuttosto che dividere. Guardando al futuro, ha detto di considerare l’iniziativa «il progetto di una vita», auspicando di continuare a pulire cappelle anche a 95 anni, se le condizioni fisiche glielo permetteranno.