Leone XIV è tornato al Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano: cinquemila fedeli, la Rosa d’Oro e l’omelia su Maria nella storia della salvezza.
Leone XIV è tornato per la seconda volta al Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano, accolto dal vescovo di Tivoli, monsignor Mauro Parmeggiani, e dalle autorità cittadine. Le strade del paese si sono riempite di scritte di benvenuto, mentre i negozi hanno chiuso per l’occasione. Secondo la Protezione Civile, circa cinquemila persone si sono mobilitate fuori dalla chiesa, dove per motivi di sicurezza l’ingresso dei fedeli è stato fortemente ridotto. Prima di presiedere la messa, il Pontefice si è raccolto in preghiera, in ginocchio, davanti all’effige della Madonna del Buon Consiglio. Il gesto sarà ricordato da un nuovo dipinto collocato nel santuario, che ritrae il Papa proprio in quella posizione, quasi una fotografia dell’omaggio compiuto davanti all’immagine mariana, alla quale Leone XIV ha deposto anche una Rosa d’Oro.
Le autorità vaticane presenti alla messa di Genazzano
Alla celebrazione hanno partecipato, tra gli altri, suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato della Città del Vaticano, e Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani. Il Papa ha aperto l’omelia ricordando la sua prima visita a Genazzano, compiuta nei primi giorni del pontificato: “Con gioia sono di nuovo qui”, ha detto, riferendosi alla Vigilia della Natività della Vergine Santissima. Ha aggiunto di voler affidare a Maria Bambina “ciò che in questa povera e magnifica umanità nasce ancora”, descrivendolo come qualcosa di fragile ma segno della fedeltà di Dio. Leone XIV ha ricordato come la Madonna lo abbia accompagnato “durante tutta la vita” con la sua presenza materna e la sua saggezza.
San Tommaso da Villanova e il silenzio dei Vangeli
Al centro dell’omelia c’è la figura di Maria letta da San Tommaso da Villanova, frate e vescovo agostiniano vissuto nel Cinquecento, che dedicò la vita al servizio dei poveri. Secondo Leone XIV, San Tommaso seppe cogliere “il paradosso della piccolezza” di Maria, resa però centrale nella storia della salvezza. Il frate si chiedeva perché gli evangelisti non avessero raccontato il concepimento, la nascita e l’educazione di Maria, né il suo rapporto quotidiano con Gesù. Per il Papa, quell’interrogativo resta un suggerimento prezioso per la fede di oggi: interrogare la Scrittura, discutere con il testo e dialogare con i testimoni della Rivelazione come si farebbe con degli amici.

Il Vangelo di Matteo e la presenza silenziosa di Maria
Leone XIV ha collegato la riflessione di San Tommaso al Vangelo secondo Matteo, dove di Maria si riporta la presenza ma non una sola parola. Eppure, ha spiegato il Papa, il semplice esserci di Maria, insieme al Figlio che porta in grembo, muove l’intera storia di Giuseppe e della sua casa. La sua presenza produce quello che Leone XIV ha definito “un salto nella genealogia”, capace di cambiare non solo le attese ma anche i comportamenti di un uomo. Ciò che Giuseppe ascolta, decide e compie diventa così risposta diretta a Dio e alla presenza di Maria, nella quale, ha detto il Pontefice, “la salvezza trova casa”.
La nascita di una bambina e l’appello per la pace
Restare davanti al mistero della Madre di Dio, ha detto Leone XIV, provoca “come una vertigine”: nasce una bambina destinata a diventare Madre del suo Creatore, eppure semplice come le figlie e le nipoti che ogni famiglia tiene in braccio. I titoli di Signora e Regina attribuiti a Maria convivono con una via, quella scelta da Dio, rimasta silenziosa ma non meno potente. Al termine della messa il Papa ha rivolto ai presenti un appello a immaginare la pace, definendola dono di Dio e “soffio del Risorto”. Ha invitato tutti a lasciarla crescere dentro di sé, certo che germoglierà nel mondo, con la Madre del Buon Consiglio ad accompagnare questo cammino.