A Parigi cresce l’attesa dei 500mila italiani per l’arrivo di Leone XIV

Nella comunità italiana di Parigi cresce l'attesa per la visita di Leone XIV, tra speranze spirituali e sfide sociali in Francia. Nella comunità italiana di Parigi cresce l'attesa per la visita di Leone XIV, tra speranze spirituali e sfide sociali in Francia.
Comunità italiana in Francia, Missione cattolica italiana
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Nella comunità italiana di Parigi cresce l’attesa per la visita di Leone XIV, tra speranze spirituali e sfide sociali in Francia.

Cresce l’attesa per il viaggio apostolico di Papa Leone XIV a Parigi, un appuntamento che coinvolge non solo la comunità cattolica francese ma anche le realtà di altra lingua presenti nella capitale, a partire dalla comunità italiana. Nelle parrocchie, nelle famiglie e nelle associazioni si respira un clima di intensa partecipazione, segnato dal desiderio di vivere l’arrivo del pontefice come un momento di comunione ecclesiale e di rinnovata speranza. Le aspettative, spirituali e sociali, si intrecciano con le sfide che attraversano oggi la Francia e l’Europa. Lo racconta al Sir p. Barly Kiweme, scalabriniano e rettore della Missione cattolica italiana di Parigi, secondo cui la comunità italiana è “parte integrante della società e della Chiesa francese” e le sue attese non differiscono da quelle degli altri fedeli del Paese.

Leone XIV a Parigi, tra attese spirituali e legge sul fine vita

Le aspettative sono anzitutto “spirituali” ed “ecclesiali”: la gente è felice di accogliere il successore di Pietro e di fare comunione con la Chiesa universale. Il presidente della Conferenza episcopale francese, card. Jean-Marc Aveline, ha definito questo momento come una fase di crisi dalle radici profondamente spirituali. Vi sono poi attese più sociali, legate soprattutto alla recente approvazione della legge sul fine vita da parte del Parlamento francese, nonostante il contributo contrario della Chiesa. Una parola di incoraggiamento del Papa potrebbe sostenere chi si impegna per la difesa della vita, coerentemente con il tema scelto per il viaggio, “Perché il mondo abbia la vita”.

L’impegno della comunità italiana a più livelli

Il coinvolgimento degli italiani avviene su più fronti. P. Kiweme collabora con la Conferenza episcopale francese all’organizzazione generale della visita, mentre alcuni membri della comunità sono stati invitati dall’arcivescovo di Parigi, mons. Laurent Ulrich, a partecipare alle riunioni logistiche e alla raccolta fondi. Il coinvolgimento più profondo resta però quello spirituale: l’intera comunità prega per la venuta del Papa, con intenzioni dedicate inserite nelle messe, mentre molte famiglie si sono iscritte alle celebrazioni papali in programma nella capitale. Tra i gesti più attesi c’è la visita alla Maison Bakhita, punto di riferimento della pastorale multietnica e dell’accoglienza degli stranieri nella diocesi di Parigi.

Il coinvolgimento degli italiani avviene su più fronti. P. Kiweme collabora con la Conferenza episcopale francese all'organizzazione generale della visita
Sede della Missione cattolica italiana di Parigi

L’unità della Chiesa oltre i confini nazionali

Don Pasquale Avena, coordinatore delle Missioni cattoliche italiane in Francia, osserva che il viaggio “ricorda come l’unità della Chiesa supera i confini”, perché “non esiste una Chiesa francese o italiana: la Chiesa è una”. Il sacerdote segnala anche un aumento dei battesimi in Francia pari a circa il 20%, un fenomeno che coinvolge anche gli italiani di seconda, terza e quarta generazione, spesso alla ricerca dei valori delle proprie origini attraverso il cammino catecumenale condiviso in diocesi con gli altri catecumeni.

Mezzo milione di italiani in Francia, 53mila a Parigi

In Francia vivono circa mezzo milione di italiani con passaporto, pari al 7,3% della popolazione italiana residente all’estero secondo il Rapporto Italiani nel mondo. Di questi, circa 53mila vivono nella capitale, dove operano complessivamente dodici Missioni cattoliche italiane. Una presenza diffusa che, secondo p. Kiweme, la comunità intende vivere con “un misto di gioia e attesa fiduciosa”: non un evento isolato, ma un’occasione per rimettere al centro, in un momento di fragilità spirituale collettiva, le domande più vere sulla vita e sul senso del vivere insieme.