Paura e frustrazione? Ecco cosa suggeriva santa Edith Stein

Edith Stein affrontò malattie infettive e pregiudizi senza perdere pace e fede. Tre sue frasi e sei consigli pratici per vivere bene i giorni difficili. Edith Stein affrontò malattie infettive e pregiudizi senza perdere pace e fede. Tre sue frasi e sei consigli pratici per vivere bene i giorni difficili.
santa Edith Stein
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Edith Stein affrontò malattie infettive e pregiudizi senza perdere pace e fede. Tre sue frasi e sei consigli pratici per vivere bene i giorni difficili.

Paura e frustrazione attraversano il nostro tempo, ma non siamo i primi a fare i conti con un mondo che sembra impazzito. Santa Edith Stein conobbe bene questa condizione, e dalla sua vita arrivano indicazioni concrete anche per chi oggi si sente smarrito. Prima di diventare cattolica e religiosa, lavorò in un ospedale per malati di malattie infettive. La sua esistenza fu poi spezzata ad Auschwitz, dove i nazisti la uccisero perché ebrea. La paura di contrarre una malattia mortale e l’esperienza diretta dell’ingiustizia razziale l’hanno accompagnata per tutta la vita. Eppure seppe conservare pace e fede. Partendo da tre passaggi dei suoi scritti, l’autrice propone alcune strade pratiche per vivere bene anche i periodi più difficili.

Edith Stein e l’invito a vivere nella luce dell’eternità

Il primo insegnamento riguarda lo sguardo sulla vita quotidiana. Secondo la santa, ciascuno dovrebbe vivere ogni giorno «nella luce dell’eternità», qualunque sia la vocazione o la professione a cui è stato chiamato. Le proprie fatiche vanno quindi rimesse in prospettiva: siamo chiamati alla vita eterna e questo mondo è soltanto il primo passo in quella direzione. Da qui nasce un invito semplice: non dimenticare la preghiera, soprattutto quando prevalgono la paura o la frustrazione. Un esempio concreto è recitare il Rosario la sera, prima di guardare un programma o di leggere il proprio libro preferito. C’è poi un secondo consiglio. Quando ci si accorge di rivivere in continuazione una situazione di lavoro, conviene fermarsi. È frustrante, certo, ma ripercorrere un evento non lo fa sparire e distoglie da ciò che conta davvero.

Non rinunciare ai propri talenti

La seconda frase proposta è netta: «Il vero cristiano non è tenuto a rinunciare alle cose di questo mondo né a ridurre le proprie capacità naturali». In altre parole, ognuno è chiamato a essere pienamente se stesso nel modo di affrontare la vita, senza soffocare doni e talenti. Il primo passo pratico è usare le proprie capacità in risposta alle persone e alle situazioni che si incontrano, invece di pensare ai talenti che si vorrebbe avere. Forse i propri doni rendono di più nel volontariato o in un gruppo diverso da quello degli amici. Si tratta di capire in cosa si è bravi e di aiutare proprio in quel modo. Allo stesso tempo, Edith Stein ricorda che non occorre rinunciare alle cose di questo mondo. Una buona giornata si può festeggiare con un dolce. Meglio ancora, si può preparare una torta per qualcun altro e condividerla senza un motivo particolare.

non dimenticare la preghiera, soprattutto quando prevalgono la paura o la frustrazione. Un esempio concreto è recitare il Rosario la sera,
Mani che stringono un rosario

Non serve sapere tutto di tutto

L’ultimo suggerimento va controcorrente: non cercare di sapere tutto. Chi ci prova, avverte la santa, «scivolerà sulla superficie di ogni cosa e affonderà nel nulla. E questa superficialità non potrà mai essere vera». Si può quindi accettare con serenità di non conoscere qualcosa. Meglio puntare su qualità e profondità nelle questioni che appassionano, anziché voler sapere tutto di tutto. Questo atteggiamento permette anche di imparare dagli altri, senza dover avere sempre un’opinione o una risposta su ogni argomento.

Meno notizie e qualche minuto all’aperto

Sul piano pratico, staccarsi dal flusso continuo di notizie, magari entrando meno spesso sui social. Quel flusso incessante mette in allarme su molte cose, ma ne offre solo un piccolo assaggio o mostra un solo lato del problema. Un altro gesto è stare all’aperto qualche minuto ogni giorno. L’autrice racconta che, nel suo luglio, le ore più piacevoli per uscire dagli ambienti climatizzati erano la sera e il mattino. Sono momenti in cui concedersi di pensare e dare tempo alle informazioni e alle opinioni lette durante la giornata.

Aiuta anche sapere che i santi hanno attraversato prima di noi tempi difficili come i nostri.