Il Tribunale della Bosnia ed Erzegovina conferma l’accusa per l’incendio a Medjugorje: scritte offensive e danni all’altare esterno di San Giacomo.
Il Tribunale della Bosnia ed Erzegovina ha confermato l’atto d’accusa contro Bartlomiej Wlodzimierz Krakowiak, il cittadino polacco accusato di aver profanato simboli religiosi e di aver provocato l’incendio a Medjugorje che ha colpito l’altare esterno della chiesa di San Giacomo. Secondo l’accusa, le fiamme hanno causato un danno materiale di 130.767,71 marchi convertibili. I fatti contestati risalgono alla notte tra il 27 e il 28 luglio 2026 e sono avvenuti nel territorio del comune di Čitluk, dove si trova il santuario. Lo ha comunicato lo stesso tribunale, che ha reso noti i dettagli del procedimento. Il caso ruota attorno a due momenti distinti. Prima le scritte offensive tracciate sui simboli religiosi, poi il fuoco appiccato con la benzina. Due azioni diverse, ma collocate nella stessa notte e attribuite alla stessa persona.
Le scritte offensive sui simboli religiosi
Secondo l’atto d’accusa, Krakowiak si era procurato in anticipo vernice nera, un pennello e una bomboletta spray nera. Con questi strumenti avrebbe scritto messaggi offensivi e frasi oltraggiose sui simboli religiosi, in più lingue: bosniaco, croato o serbo, inglese e polacco. Con questi gesti, sostiene l’accusa, avrebbe esposto pubblicamente allo scherno i simboli della Chiesa cattolica, suscitando odio, divisione e intolleranza religiosa.
Il turbamento dei sacerdoti e dei fedeli di Medjugorje
L’atto d’accusa si sofferma anche sulle conseguenze per le persone del luogo. Due sacerdoti di Medjugorje, indicati con le iniziali I. L. e Z. P., hanno vissuto quanto accaduto come un grave disprezzo, un’umiliazione e una profanazione di simboli per loro sacri. Scossi e turbati sono rimasti anche i fedeli che hanno parlato dell’accaduto con i sacerdoti.

L’incendio a Medjugorje all’altare esterno di San Giacomo
La seconda parte dell’accusa riguarda il fuoco appiccato il 28 luglio, intorno alle 4.50, all’altare esterno che sorge nel complesso della chiesa di San Giacomo. Dopo alcune azioni preparatorie, l’imputato avrebbe tentato per prima cosa di incendiare con una fiamma libera il telo posto sulla struttura di copertura dell’altare. Il tentativo non è riuscito, perché quel tessuto era realizzato in materiale non infiammabile. A quel punto, secondo l’accusa, avrebbe versato la benzina contenuta in una tanica sugli arredi dell’altare esterno, appiccando poi il fuoco. Le fiamme hanno danneggiato l’altare e gli arredi esterni, con un danno stimato in oltre 130.000 marchi.
I reati contestati e la presunzione di innocenza
Bartlomiej Wlodzimierz Krakowiak, legato alla provocazione di un pericolo generale. La conferma dell’atto d’accusa non equivale a un accertamento di colpevolezza. L’imputato resta presunto innocentefinché la sua responsabilità non sarà stabilita da una sentenza definitiva.
Con questo passaggio, il procedimento proseguirà ora davanti al Tribunale della Bosnia ed Erzegovina, dove le accuse legate a quella notte di luglio dovranno essere esaminate nel corso del processo.