Consacrazione e campanello: un motivo che pochi conoscono

Il suono del campanello durante la Messa affonda le radici nel Concilio Lateranense IV del 1215 e nella devozione popolare per l'Eucaristia. Il suono del campanello durante la Messa affonda le radici nel Concilio Lateranense IV del 1215 e nella devozione popolare per l'Eucaristia.
Campanelli da altare utilizzati durante la consacrazione nella Messa
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Il suono del campanello durante la Messa affonda le radici nel Concilio Lateranense IV del 1215 e nella devozione popolare per l’Eucaristia.

Nella chiesa medievale regnava un brusio costante durante le celebrazioni. La Messa veniva celebrata in latino, a voce bassa e con il sacerdote rivolto verso l’altare, di spalle ai fedeli. In quella cornice i presenti spesso seguivano preghiere personali oppure, semplicemente, chiacchieravano tra loro, senza seguire da vicino ciò che accadeva sull’altare. Era un modo di vivere la liturgia molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi, fatto di distanza fisica e di partecipazione spesso distratta. In questo contesto nacque un piccolo strumento destinato a cambiare per sempre il ritmo della celebrazione eucaristica: il campanello, il cui suono breve e squillante avrebbe finito per accompagnare uno dei momenti più delicati dell’intera Messa, quello della consacrazione, richiamando l’attenzione di chi si era lasciato distrarre dal resto della celebrazione.

Un segnale per i fedeli distratti

Il suono del campanello, in quel brusio diffuso, funzionava come un richiamo semplice e diretto. Diceva ai presenti che stava accadendo qualcosa di importante e che valeva la pena guardare verso l’altare. Non aveva alcun significato mistico nascosto: serviva soltanto a riportare l’attenzione dei fedeli distratti sul momento centrale della celebrazione.

La svolta del 1215

Nell’antichità cristiana i campanelli durante la Messa non esistevano ancora. Il loro uso comparve solo nel Medioevo, in stretta relazione con il dibattito teologico sulla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Un momento decisivo fu il Concilio Lateranense IV del 1215, che definì ufficialmente il dogma della transustanziazione, ovvero il cambiamento del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. La fede in questo mistero fece crescere nei fedeli il desiderio di poter almeno vedere l’Ostia nel momento della consacrazione.

A rispondere a questa attesa fu l’ordine del vescovo di Parigi, Odone di Sully, risalente al 1200 circa, con cui si stabilì che il sacerdote dovesse elevare l’Ostia in alto subito dopo le parole della consacrazione. Nacque così un’usanza che lo studioso Timothy O’Malley dell’Università di Notre Dame, negli Stati Uniti, definisce una forma di comunione visiva: il solo vedere il Santissimo Sacramento veniva vissuto quasi come un ricevere la Comunione. Il campanello, in quell’istante, serviva a concentrare gli sguardi dei fedeli sull’altare.

Nel corso dei secoli l'uso del campanello venne progressivamente regolato. Il Concilio di Trento e, in seguito, il Messale Romano del 1570, uniformarono molti elementi della liturgia, inclusa la pratica del suono dei campanelli durante l'Eucaristia
Sacerdote eleva l’Ostia durante la consacrazione

Il suono che arrivava nei campi

Con il tempo il richiamo sonoro superò le mura della chiesa. In molte parrocchie, soprattutto nelle zone rurali, sulla torre o sul tetto veniva collocata una piccola campana, che suonava nel momento della consacrazione insieme ai campanelli dell’altare. Il suo rintocco si spingeva ben oltre l’edificio sacro, raggiungendo i campi, le case coloniche e le abitazioni dei malati. Un contadino al lavoro durante la mietitura, oppure un ammalato costretto a letto, poteva così interrompere per un istante le proprie occupazioni, inginocchiarsi e pregare insieme a tutta la comunità riunita in chiesa. Quel suono diventava un ponte concreto tra l’altare e la vita quotidiana della parrocchia.

Le regole della Chiesa, dal Concilio di Trento a oggi

Nel corso dei secoli l’uso del campanello venne progressivamente regolato. Il Concilio di Trento e, in seguito, il Messale Romano del 1570, uniformarono molti elementi della liturgia, inclusa la pratica del suono dei campanelli durante l’Eucaristia. L’Ordinamento Generale del Messale Romano, al numero 150, lascia oggi ampio margine alle consuetudini locali: prevede che, se le circostanze lo consigliano, un ministrante avverta i fedeli con un breve suono di campanello poco prima della consacrazione, e che lo stesso segnale possa accompagnare, secondo l’uso del luogo, il momento in cui il sacerdote mostra ai presenti l’Ostia e il calice consacrati.

Quella piccola campana che oggi risuona in migliaia di chiese porta dunque con sé oltre otto secoli di storia, nati da un bisogno molto concreto: aiutare i fedeli a non perdere l’istante più importante della Messa.