Il patriarca Pizzaballa lancia con Notre Dame un forum permanente a Gerusalemme per ripensare insieme il futuro della città santa.
A Gerusalemme, tra le pietre della Città Vecchia, il patriarca latino Pierbattista Pizzaballa ha aperto ufficialmente un progetto pensato per cambiare il modo di guardare alla città. Si chiama “Within Your Gates” – “Nelle tue porte”, ed è un forum permanente nato dalla collaborazione tra il Patriarcato latino e il centro accademico della University of Notre Dame a Gerusalemme. Non un vertice diplomatico e non l’ennesimo piano di pace destinato a restare sulla carta: piuttosto uno spazio di ricerca aperto a chi la città la abita ogni giorno e a chi, da lontano, la sente comunque propria. L’iniziativa arriva mentre Israele e Palestina attraversano settimane di attesa per elezioni che difficilmente cambieranno gli equilibri, a quasi due anni dal 7 ottobre 2023, la data che ha segnato l’inizio della guerra a Gaza.
Il significato del nome Within Your Gates
Il nome scelto non è un dettaglio decorativo. Rimanda al Salmo 121, uno dei Cantici delle ascensioni che i pellegrini intonavano salendo verso il Tempio: “i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme”. Pizzaballa lo spiega nella lettera che accompagna il lancio dell’iniziativa: le porte della città “non sono costruite per la difesa”, scrive, “ma servono a definire un modo di vivere: aperte in ogni direzione, verso lo straniero e il pellegrino, verso chiunque desideri entrare e prendervi parte”. Un’immagine che ribalta lo sguardo con cui si osserva spesso Gerusalemme da fuori: non muri che dividono, ma soglie che accolgono. Il patriarca non nasconde da dove nasce il progetto. “La violenza che ha travolto questa terra ha fatto più che distruggere vite e case”, scrive. “Ha avvelenato il linguaggio stesso“. E quando il linguaggio fallisce, aggiunge, resta il silenzio, nel quale la violenza finisce per imporre il proprio linguaggio brutale.
Chi siede al tavolo del forum
Colpisce, tra i nomi coinvolti, la scelta di non farne un’iniziativa confessionale. Nel comitato promotore, accanto al patriarca, siedono Sari Nusseibeh, filosofo e storica voce palestinese della non violenza, per quasi vent’anni alla guida dell’università al-Quds; Sarah Stroumsa, arabista e già rettrice dell’Università ebraica di Gerusalemme; Margaret Karram, cristiana di Haifa e dal 2021 presidente del Movimento dei Focolari. Nel comitato scientifico compaiono altri nomi pesanti: Avraham Burg, ex speaker della Knesset; Nivine Sandouka, attivista cresciuta nel campo profughi di Shufat e oggi alla guida dell’Alliance for Middle East Peace; il domenicano Anthony Giambrone, biblista dell’École Biblique; Martino Diez, della Fondazione Oasis voluta dal cardinale Angelo Scola. A coordinare il lavoro sarà Daniel Schwake, direttore di Notre Dame Jerusalem.

Che cosa farà in concreto il forum di Pizzaballa a Gerusalemme
Pizzaballa mette nero su bianco lo scopo dell’iniziativa: produrre “ricerca interdisciplinare applicata, orientata non verso ideali astratti ma verso le realtà vissute di questa città”. Nessuna agenda politica dichiarata, nessuna pretesa di rappresentare un interesse di parte: teologi e politologi, storici e architetti, musulmani, ebrei e cristiani, credenti e non credenti, chiamati a lavorare fianco a fianco. Il piano di lavoro passa per le università, i seminari e le pubblicazioni, non per i tavoli negoziali o le cancellerie: un piano diverso da quello a cui si è abituati quando si parla di Medio Oriente, costruito su tempi lunghi e senza scadenze politiche da rispettare.
Uno spazio per parole, non per soluzioni
Pizzaballa evita ogni enfasi salvifica sul progetto. “Within Your Gates non è una soluzione alla nostra frattura collettiva“, scrive, “ma uno spazio per il tipo di conversazioni serie, radicate e coraggiose che questa città esige”. Resta il fatto che il forum nasce in un momento preciso: un settembre di elezioni bloccate e di una guerra non ancora del tutto spenta, mentre la politica sembra avere esaurito il proprio vocabolario su Gerusalemme. Il patriarca sceglie comunque di scommettere sulle parole, in un luogo dove tutto sembra già scritto: ricominciare dal linguaggio, senza scorciatoie, resta per lui un modo per tenere aperta la porta a un futuro diverso.