Giovanni Paolo II e i giovani: Svidercoschi racconta come nacque la GMG

Giovanni Paolo II e i giovani nei ricordi di Svidercoschi: dalle escursioni a Cracovia all’idea della GMG, fino all’invito a essere santi. Giovanni Paolo II e i giovani nei ricordi di Svidercoschi: dalle escursioni a Cracovia all’idea della GMG, fino all’invito a essere santi.
San Giovanni Paolo II alla GMG del 2000 a Tor Vergata
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Giovanni Paolo II e i giovani nei ricordi di Svidercoschi: dalle escursioni a Cracovia all’idea della GMG, fino all’invito a essere santi.

Giovanni Paolo II e i giovani ebbero un legame che precede di molti anni i grandi raduni mondiali. Prima della Giornata Mondiale della Gioventù ci furono le escursioni, le canoe e le conversazioni sulla libertà, sull’amore e sulla fede, tutto a Cracovia. Ne parla Gianfranco Svidercoschi, giornalista ed ex vicedirettore dell’Osservatore Romano, che ha conosciuto da vicino il Pontefice polacco per molti anni. Intervistato da Magdalena Wolińska-Riedi, ripercorre le radici di quel rapporto e l’intuizione da cui prese forma la GMG. Alle origini, nel suo racconto, c’è un giovane sacerdote tornato da Roma dopo due anni e ragazzi che trovavano in lui qualcuno capace di prendere sul serio le loro domande. Da quell’incontro nacque una vicinanza che accompagnò Karol Wojtyła fin dai primi anni di sacerdozio, ben prima del pontificato.

Giovanni Paolo II e i giovani tra San Floriano, boschi e canoe

Wojtyła andò nella parrocchia di San Floriano e in un istituto universitario femminile, dove cominciarono gli incontri con i giovani. Si allargarono con l’apostolato dell’escursione: si andava per boschi, montagne e laghi, anche in canoa. Fu, dice Svidercoschi, un colpo di fulmine. Quei ragazzi vedevano in lui un prete diverso, perché non parlava solo di chiesa o di religione. Con loro affrontava il tema di come vivere la libertà, e sotto il comunismo si discuteva di matrimonio, di rapporti tra uomo e donna e di sessualità. Wolińska-Riedi osserva che da quel rapporto Wojtyła capì che i giovani potevano essere la forza capace di rovesciare il sistema.

Il primo viaggio in Polonia e le croci degli universitari

Per Svidercoschi il primo viaggio del Papa in Polonia fu meraviglioso e nessuno se lo aspettava. Il giornalista ricorda la frase secondo cui il popolo polacco «alzò la testa». Tempo dopo Giovanni Paolo II gli chiese un parere. Per il Papa il momento più importante era stato il primo giorno a Piazza della Vittoria, con dieci minuti di applausi; per il giornalista, l’incontro con i giovani a Sant’Anna. La mattina dopo gli universitari alzavano le croci verso di lui. Per Svidercoschi lì «il comunismo era finito», perché quei giovani non sapevano più del marxismo, anche se la cosa riguardava allora solo la Polonia.

La domanda di un ateo in Francia e la nascita della GMG

Svidercoschi riporta le parole del Pontefice: aveva portato l’incontro con gli universitari da Cracovia a San Pietro. Ora a guardare a lui era una gioventù, davanti a una Chiesa non clericale e aperta a tutti. Poi c’è un episodio che, dice, molti non conoscono: nel 1980, in Francia, un ragazzo all’uscita da un incontro gridò di essere ateo e chiese al Papa perché credesse. I gendarmi lo portarono via, ma Giovanni Paolo II disse che bisognava rispondergli. Secondo Svidercoschi quella domanda diede una spinta in più alle giornate mondiali. I giovani non andavano dal Papa solo per visitare Parigi o ascoltare Bob Dylan, ma per una proposta che li spingeva ad andare controcorrente, a essere coerenti, a pensare di essere santi.

Per Svidercoschi il primo viaggio del Papa in Polonia fu meraviglioso e nessuno se lo aspettava
Gianfranco Svidercoschi, giornalista ed ex vicedirettore dell’Osservatore Romano

Da Tor Vergata a Leone XIV, l’invito a essere santi

Alla domanda sul perché i grandi raduni funzionino ancora, Svidercoschi risponde con Tor Vergata, l’incontro con i giovani per l’Anno Santo. Nel milione di giovani presenti ha visto molti ragazzi di venticinque anni prima, tornati con i figli, e ricorda un minuto di silenzio ai vespri, quasi una risposta a un mondo rumoroso.

Sull’intesa subito nata tra Leone XIV e i giovani il giudizio è netto: il Papa si è messo sulla stessa lunghezza d’onda di Giovanni Paolo II. Non offre un Vangelo annacquato, ma rigoroso, e dice che bisogna essere santi e andare controcorrente. È, per il giornalista, il primo successo di Leone con i giovani, e continuerà.

L’intervista si chiude con le sentinelle del mattino, l’espressione con cui Giovanni Paolo II chiamava i giovani, richiamata da Wolińska-Riedi prima dei ringraziamenti al professore.