La riflessione di monsignor Antonio Staglianò sulla “guerra giusta” interviene nel dibattito sollevato dal vicepresidente americano JD Vance, che ha risposto alle dichiarazioni di Papa Leone XIV, portando la questione della violenza giustificata dalla religione. La posizione di Vance, che difende l’uso della forza in nome della giustizia, solleva una riflessione più profonda sulla compatibilità di tale visione con il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa. Staglianò sottolinea che la “guerra giusta” non è un dogma cristiano, ma un compromesso storico che non può essere assolutizzato.
Il Vangelo e la dottrina sociale: due dimensioni separate
Il Vangelo non può essere confuso con la dottrina sociale della Chiesa. Mentre il Vangelo è la rivelazione di Dio, il messaggio immutabile di Gesù Cristo, la dottrina sociale è una costruzione storica, un tentativo di applicare i principi evangelici alle circostanze mutevoli del mondo. La Chiesa non cambia il messaggio di Cristo, ma rilegge la sua applicazione alla luce dei contesti storici. È questo il motivo per cui temi come la pena di morte e la guerra, una volta accettati come parte della dottrina, sono stati riconsiderati e cambiati nel tempo.
La dottrina della “guerra giusta” nacque nel contesto di un Medioevo in cui gli imperi crollavano sotto il peso delle invasioni. Figure come Agostino e Tommaso d’Aquino, lontane dalla mentalità guerrafondaia, cercavano di limitare la violenza, non di giustificarla. L’idea era quella di trovare un “male minore” per difendere gli innocenti, ma non per invocare la guerra come strumento di pace. La guerra giusta era un tentativo di dare dei limiti alla violenza, non una celebrazione della guerra stessa.
La guerra giusta: una mediazione storica che non regge più
Oggi, quel compromesso storico non regge più. Le guerre moderne, caratterizzate da conflitti asimmetrici, colpi contro civili e l’uso di tecnologie distruttive, rendono obsoleta la teoria della “guerra giusta”. Le guerre non sono più combattute tra eserciti regolari, ma coinvolgono gruppi irregolari e civili innocenti. La distruzione di ospedali, scuole e mercati non può più essere giustificata dalla proporzionalità o dalla legittima difesa.
La guerra moderna ha dimostrato di essere un’autodistruzione collettiva. Paesi come l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria e la Libia sono testimoni di come la violenza non porti alla pace, ma solo a maggiore instabilità, odio e terrorismo. I moderni conflitti non sono più strumenti politici per risolvere problemi: sono forni di odio che distruggono il tessuto sociale.
La teologia della pace e la rinuncia alla violenza
La riflessione teologica, che oggi si sta facendo sempre più esplicita, riconosce che Dio è solo amore, e non esiste un Dio della guerra e uno della pace. Il Dio di Gesù Cristo non ha risposto alla violenza con violenza, ma con perdono. È un concetto che trasforma il modo in cui dobbiamo pensare alla guerra e alla violenza. L’idea che opporsi alla violenza richieda più violenza è un equivoco che oggi va superato. Rispondere con odio e paura non chiude il cerchio della violenza, ma lo alimenta. La guerra non può essere mai una risposta valida, nemmeno quando si proclama difensiva.
Il cristiano è chiamato ad un altro tipo di resistenza, quella della non violenza, che non significa subire passivamente, ma rispondere in modo che disarma l’aggressore, restituendo alla sua coscienza il senso della propria umanità. La forza mite, che non aggredisce ma smonta, non vince nel senso militare, ma rende irrilevante la vittoria militare.

La guerra moderna come crimine contro l’umanità
Oggi, la guerra non ha più una giustificazione morale. Non si tratta più di un conflitto tra eserciti, ma di un attacco alla vita stessa. Le guerre moderne colpiscono direttamente chi non ha alcun ruolo nelle decisioni politiche, ma solo innocenti: bambini, donne, anziani. Gli attacchi a ospedali, scuole e mercati non sono danni collaterali, ma parte integrante della strategia. La guerra moderna è un crimine contro l’umanità, e ogni guerra, anche quella definita giusta, ha come risultato la morte di innocenti.
Staglianò sostiene che oggi la guerra non è più uno strumento di politica, ma una macchina che distrugge l’umanità. E proprio come la tortura, la schiavitù e la pena di morte sono state dichiarate illegittime, così la guerra deve essere messa fuori legge. Non perché siamo ingenui, ma perché abbiamo imparato che certe soglie non devono essere varcate. La guerra moderna ha superato ogni limite.
La pace disarmata come vera difesa
La Chiesa, con il pontificato di Papa Leone XIV, ha proposto una “pace disarmata e disarmante”, una pace che non è un’utopia, ma una realizzazione possibile nella fede. La vera difesa non viene dalla violenza, ma dalla fiducia che la protezione del popolo di Dio è compito di Dio stesso. Investire in difesa civile non armata, attraverso corpi di pace, sanzioni mirate, diplomazia, e l’uso della non violenza, è una strada che possiamo percorrere. Non si tratta di restare inermi, ma di credere che la luce di Dio possa splendere anche nelle tenebre.
La guerra è sempre una sconfitta dell’umanità. Solo la pace è giusta, e ogni guerra è una sconfitta della ragione umana.