Leone XIV a Metz: «Usare il nome di Dio per la violenza è una profanazione»

Il primo pensiero è andato proprio a Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell'Unione Europea. Leone XIV lo ha ricordato come un uomo di fede e di convinzioni, capace di trasformare antiche linee di frattura in ponti di speranza per tutto il continente Il primo pensiero è andato proprio a Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell'Unione Europea. Leone XIV lo ha ricordato come un uomo di fede e di convinzioni, capace di trasformare antiche linee di frattura in ponti di speranza per tutto il continente
Centro Congressi Robert Schuman di Metz, sede dell'incontro di Papa Leone XIV con i leader religiosi
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Leone XIV a Metz, nell’incontro interreligioso del 28 settembre, chiede alle religioni di disarmare cuori e parole e di proteggere e servire la vita.

Leone XIV a Metz ha scelto parole nette davanti ai rappresentanti delle diverse tradizioni religiose. Nell’incontro interreligioso di lunedì 28 settembre, ultima giornata del viaggio apostolico in Francia, il Papa ha chiesto alle religioni di lavorare per la pace e la fraternità, di «disarmare i cuori e le parole» e di non dimenticare la loro missione: proteggere, accompagnare e servire la vita. Il Pontefice era arrivato in aereo da Lourdes nelle prime ore del mattino. L’appuntamento si è svolto al Centro Congressi intitolato a Robert Schuman, in una città che lui stesso ha descritto come luogo «di frontiere e di passaggi». Si è presentato, ha detto, con gioia profonda ma anche con un vivo senso di responsabilità spirituale. Il discorso si è mosso lungo quattro direttrici: la memoria europea, il dialogo, il rifiuto della violenza religiosa e la difesa della vita.

Robert Schuman e le frontiere che diventano ponti

Il primo pensiero è andato proprio a Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea. Leone XIV lo ha ricordato come un uomo di fede e di convinzioni, capace di trasformare antiche linee di frattura in ponti di speranza per tutto il continente. Per il Papa, Schuman fu un vero ambasciatore dell’unità nella diversità. Sul suo esempio, ha spiegato, donne e uomini religiosi hanno una responsabilità comune: testimoniare che oltre ogni frontiera è sempre possibile incontrarsi, stringere amicizia e costruire la pace.

Il dialogo non cancella l’identità

Dialogare, secondo Leone XIV, non riduce la propria identità. Al contrario, la esprime con semplicità e verità, aprendo alla differenza dell’altro. Il Papa ha richiamato il suo predecessore, papa Francesco, che nell’enciclica Fratelli tutti (n. 271) ricordava come il dialogo tra persone di religioni diverse non sia semplice diplomazia, cortesia o tolleranza, ma ricerca di amicizia e di pace. Prima ancora, san Giovanni Paolo II considerava il dialogo un’esigenza intrinseca della natura stessa dell’uomo, come scrisse nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2001. C’è stato spazio anche per il filosofo Paul Ricœur. Il dialogo, ha osservato il Pontefice citandolo, è la strada che permette di riconoscere l’altro come una promessa e non come una minaccia. Un’arte dell’incontro di cui il mondo ha grande bisogno, lontanissima da aggressività e violenza.

Leone XIV a Metz, nell'incontro interreligioso del 28 settembre, chiede alle religioni di disarmare cuori e parole e di proteggere e servire la vita.
Papa Leone XIV insieme ai rappresentanti delle diverse religioni durante l’incontro interreligioso

Nessuna violenza nel nome di Dio

Il passaggio successivo è stato netto. Invocare il nome di Dio per giustificare violenza o oppressione, ha affermato Leone XIV, è una profanazione di quel nome. Niente di ciò che sfigura la dignità umana può richiamarsi a un’autentica ispirazione divina. Il linguaggio religioso, ha insistito, deve chiamare di continuo a disarmare i cuori e le parole. Un compito che coinvolge direttamente ciascun leader, in quanto custode della propria tradizione.

Le religioni custodi della vita, il cuore del discorso di Leone XIV a Metz

La fecondità delle religioni si vede nel servizio alla pace e alla fraternità. Ma si esprime anche nella capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita. La grandezza di una civiltà, ha detto il Papa, non si misura dai successi materiali, ma da come circonda, protegge ed eleva la persona umana. «Le religioni sono custodi della vita», ha scandito, perché ne affermano il valore sacro. La loro forza si vede nella presenza amorevole accanto ai più vulnerabili e fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A chi è aperto alla trascendenza spetta offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani.

Nel congedo, il Pontefice ha citato la sua enciclica Magnifica Humanitas (n. 23): la Chiesa considera compagni di strada tutti coloro che cercano sinceramente la verità, la bontà e la bellezza. Poi l’augurio ai presenti, di essere nei luoghi in cui vivono artigiani di pace e testimoni di una speranza che continua a crescere. Il saluto finale è stato semplice: «Che Dio vi benedica!».