Papa in Uruguay, nel primo discorso a Montevideo Leone XIV difende chi non è ancora nato e indica la famiglia come primo luogo di accoglienza.
Nel suo primo discorso in Uruguay, pronunciato il 6 novembre 2026 in Plaza Independencia a Montevideo, Papa Leone XIV ha messo la famiglia e la vita nascente al centro del suo messaggio. Davanti alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al Corpo diplomatico, il Pontefice ha affrontato l’evoluzione demografica del Paese con parole nette: «Chi non è ancora nato appartiene già alla famiglia umana e al futuro del proprio popolo». Il discorso ha aperto il viaggio apostolico che porterà il Papa in Uruguay, Argentina e Perù fino al 17 novembre. Si tratta del sesto pellegrinaggio internazionale del pontificato. Il volo con a bordo Leone XIV era atterrato a Montevideo alle 16:19 locali, dopo tredici ore e mezza di viaggio. Prima di prendere la parola, il Papa ha ascoltato il saluto di benvenuto del presidente della Repubblica, Yamandú Orsi.
Papa in Uruguay, la responsabilità condivisa davanti a una nuova vita
Il passaggio sulla natalità è nato proprio dalla riflessione sulla situazione demografica uruguaiana. Secondo Leone XIV, l’accoglienza di un figlio non può pesare su una sola persona. «Accogliere una nuova vita richiede che il padre si impegni ad assumersi la propria responsabilità insieme alla madre», ha detto il Papa. Ha aggiunto che la famiglia deve offrire il proprio sostegno e che servono condizioni sociali capaci di permettere a entrambi i genitori di crescere e prendersi cura dei figli. Per il Pontefice, la protezione di chi sta per nascere e il sostegno di chi lo accoglie sono realtà inseparabili.
La famiglia, primo luogo in cui si impara a vivere con gli altri
Allargando lo sguardo, il Papa ha descritto la famiglia come il primo ambito in cui ogni persona viene accolta e impara a vivere insieme agli altri. È lì che comincia il cammino di ciascuno. Per sostenere questo pensiero, Leone XIV ha citato san Giovanni Paolo II e l’esortazione apostolica Familiaris consortio, riprendendo una frase rimasta celebre: «L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia!».

Bambini e istruzione, una cura che continua oltre le mura di casa
Il discorso ha poi toccato il tema dei più piccoli. I bambini, ha osservato il Papa, «fanno parte della comunità ancor prima di poter partecipare alle sue decisioni». Prendersi cura di loro significa anche garantire un’istruzione adeguata. L’educazione, nelle parole del Pontefice, prolunga il compito di cura iniziato in famiglia. Sviluppa le capacità, forma il giudizio e prepara a partecipare alla vita sociale con libertà e responsabilità.
Lavoro e giovani, perché nessuno sia ridotto a un pezzo sostituibile
Accanto all’istruzione, Leone XIV ha chiesto attenzione al lavoro per i più giovani, come strada verso la propria autonomia. Il lavoro, ha spiegato, è uno dei canali con cui la persona sviluppa le proprie capacità e contribuisce al bene degli altri. Richiamando l’enciclica Laborem exercens, ha ricordato che il lavoro è “per l’uomo” e non l’uomo “per il lavoro”. Lo stesso criterio, secondo il Papa, vale davanti alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, che devono ampliare le capacità umane senza ridurre la persona a un pezzo sostituibile.
Dopo il discorso, il programma della giornata prevedeva la visita al presidente Orsi e i Vespri in cattedrale con vescovi, sacerdoti e religiosi. Per Leone XIV sono previsti tre giorni in Uruguay, prima di proseguire verso Argentina e Perù.