I vescovi polacchi chiedono digiuno e penitenza martedì 10 novembre per la pace sociale, mentre si aggrava la crisi sul Tribunale costituzionale.
I vescovi polacchi chiedono ai fedeli una giornata di digiuno e penitenza per martedì 10 novembre. L’intenzione è precisa: la pace sociale, l’intesa nazionale e la riconciliazione in un Paese attraversato da una dura crisi politica attorno al Tribunale costituzionale. L’appello arriva dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale polacca, riunito d’urgenza a Varsavia mercoledì 4 novembre. La dichiarazione è stata diffusa a pochi giorni dalla Festa dell’Indipendenza, che la Polonia celebra l’11 novembre. Secondo i vescovi riuniti a Varsavia, le profonde divisioni sociali e politiche del Paese, cresciute nel corso degli anni, si stanno trasformando in odio e aggressività. Da qui la decisione di chiamare i cattolici alla preghiera e alla rinuncia, con un gesto comune e una data fissata.
Il digiuno dei vescovi polacchi per la pace sociale
Il testo dei presuli invita a una preghiera fervente per la pace sociale, l’intesa nazionale e la riconciliazione. Chiede anche di pregare perché chi governa riceva luce e saggezza. Tra le preghiere suggerite compare quella di padre Piotr Skarga per la patria. A questa si aggiunge una richiesta esplicita: accompagnare l’invocazione con il digiuno e la penitenza proprio nella giornata di martedì 10 novembre.
Il richiamo all’articolo 1 della Costituzione
I vescovi citano l’articolo 1 della Costituzione polacca, secondo cui la Repubblica è il bene comune di tutti i cittadini. Il riferimento accompagna un avvertimento diretto ai politici, che dovranno rendere conto delle loro scelte davanti a Dio, alla nazione e alla storia. Le richieste sono chiare. Non alimentare il conflitto, cercare un dialogo costruttivo e risolvere le difficoltà in modo pacifico, abbandonando pregiudizi e azioni di forza. A tutte le parti in causa i vescovi chiedono prudenza, umiltà e responsabilità.
La crisi sul Tribunale costituzionale a Varsavia
Lo scontro riguarda il Tribunale costituzionale, al centro di una lotta di potere ancora aperta. Il contrasto ruota attorno alla guida del tribunale. In quell’occasione vescovi, primate e superiori religiosi avevano già chiesto di abbassare i toni e invitato alla preghiera. La tensione si è vista anche in strada. Il 31 ottobre alcuni manifestanti con le bandiere polacche si sono radunati davanti alla sede della Corte a Varsavia, mentre la polizia antisommossa presidiava le transenne.

I vescovi pronti alla mediazione
Il portavoce della Conferenza episcopale, il gesuita padre Leszek Gęsiak, ha spiegato all’agenzia PAP che i vescovi hanno esaminato con attenzione le notizie diffuse dai media polacchi. «Abbiamo chiaramente una crisi seria», ha dichiarato. Alla domanda se la Chiesa sarebbe disposta a mediare, la risposta è stata affermativa. I vescovi offrono ogni aiuto possibile per avviare e sostenere un percorso di mediazione e dialogo, perché a prevalere siano il confronto e la riconciliazione.
Il digiuno di martedì cade così alla vigilia dell’11 novembre, il giorno in cui la Polonia ricorda la propria indipendenza. La dichiarazione del 4 novembre è stata pubblicata proprio in vista di questa ricorrenza, con un invito rivolto all’intera comunità cattolica polacca.