Il principe che dice no all’aborto: cosa è successo in Liechtenstein

Il 20 ottobre il principe ereditario Alois ha posto il veto sull’aborto in Liechtenstein, bloccando la legge sulle 12 settimane votata dal Landtag. Il 20 ottobre il principe ereditario Alois ha posto il veto sull’aborto in Liechtenstein, bloccando la legge sulle 12 settimane votata dal Landtag.
Il principe ereditario Alois del Liechtenstein
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Il 20 ottobre il principe ereditario Alois ha posto il veto sull’aborto in Liechtenstein, bloccando la legge sulle 12 settimane votata dal Landtag.

Il principe ereditario Alois ha mantenuto la parola data a giugno. Con un comunicato della Casa principesca diffuso il 20 ottobre 2026, ha annunciato il veto sull’aborto in Liechtenstein, rifiutando di approvare la legge che avrebbe legalizzato l’interruzione di gravidanza entro le prime 12 settimane. Il provvedimento era stato votato dal Landtag, il parlamento del Principato, il 2 settembre con un margine minimo: 13 voti favorevoli e 12 contrari. Con la stessa maggioranza i deputati avevano respinto la proposta di sottoporre la riforma a un referendum popolare. Nel piccolo Stato tra Svizzera e Austria, che conta circa 40.000 abitanti, la Costituzione stabilisce che nessuna legge può entrare in vigore senza l’approvazione del principe. Alois esercita queste funzioni dal 2004, per conto del padre Hans-Adam II.

Le ragioni del veto sull’aborto in Liechtenstein

Secondo la nota, il principe si è occupato a fondo dell’iniziativa popolare negli ultimi mesi e ha condotto numerosi colloqui sul tema. Dopo un’attenta valutazione resta convinto che una regolamentazione basata sui termini non sia in grado di tutelare adeguatamente la vita del nascituro, che considera un bene giuridico primario. Il veto non chiude però ogni porta. Alois vede la possibilità di sviluppare la normativa in vigore dal 2015 con misure mirate. Si dice favorevole all’abolizione del divieto di pubblicità e sostiene gli sforzi per migliorare informazione, accompagnamento e sostegno alle donne prima, durante e dopo la gravidanza.

«Sono convinto che molte persone condividano l’obiettivo di sostenere al meglio le donne in situazioni difficili e, al contempo, di proteggere la vita del nascituro», ha spiegato il principe nel comunicato.

Cosa chiedeva l’iniziativa Fristenlösung

La proposta, intitolata «Fristenlösung für Liechtenstein», aveva raccolto 4.970 firme, quasi un quarto degli aventi diritto al voto. Oltre alla legalizzazione entro le 12 settimane, chiedeva di togliere ai medici il divieto di informare sull’aborto e di porre i costi a carico delle assicurazioni sanitarie. Oggi nel Principato l’aborto resta un reato, con eccezioni limitate: grave pericolo per la vita o la salute della donna, gravidanza frutto di violenza sessuale oppure che riguardi una ragazza sotto i 14 anni. I medici che lo praticano rischiano fino a tre anni di carcere. Dal 2015 le donne che abortiscono all’estero, di solito in Svizzera o in Austria, non vengono più perseguite.

Nel piccolo Stato tra Svizzera e Austria, che conta circa 40.000 abitanti, la Costituzione stabilisce che nessuna legge può entrare in vigore senza l’approvazione del principe
Il castello di Vaduz che domina la capitale del Liechtenstein

Un veto annunciato e il precedente del 2011

La decisione era attesa. In un’intervista al quotidiano Liechtensteiner Vaterland, pubblicata il 16 giugno, Alois aveva già dichiarato che avrebbe bloccato una legge di questo tipo. Era successo anche nel 2011, quando gli elettori respinsero di misura la legalizzazione dopo il suo annuncio di veto. Un anno più tardi, nel 2012, oltre tre quarti dei votanti bocciarono la proposta di togliere al principe il potere di veto sulle leggi approvate per referendum. Secondo il comitato promotore, quello di ottobre è il primo veto che Alois esercita durante la sua reggenza.

Le reazioni a Vaduz e la voce della Chiesa

I membri del comitato avevano incontrato il principe al castello di Vaduz poche ore prima dell’annuncio. Dopo la decisione hanno convocato una manifestazione di protesta nella capitale per sabato. Prima del voto parlamentare, il vescovo Benno Elbs, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Vaduz, aveva dichiarato il 21 agosto che le norme vigenti avevano dato buona prova. A suo giudizio, la tutela della vita nascente deve andare di pari passo con la consulenza e con un aiuto concreto ai genitori.

Al 23 ottobre l’arcidiocesi non aveva ancora commentato pubblicamente il veto. Nel Principato, intanto, manca da diversi anni un reparto di maternità e per partorire le donne devono andare oltre confine: un’incongruenza già sottolineata dallo stesso Alois.