Perché si usa l’incenso nella liturgia? È la preghiera che sale a Dio, segno di adorazione. Ecco quando si usa nella Messa e il senso dei colpi di turibolo.
Il fumo che sale lentamente dal turibolo è una delle immagini più riconoscibili delle celebrazioni solenni. L’incenso nella liturgia non ha però una funzione decorativa: il suo valore è soprattutto simbolico, e rappresenta la preghiera della Chiesa che si innalza verso Dio. Il riferimento biblico più noto si trova nel Salmo 141: «Come incenso salga a te la mia preghiera». La stessa immagine torna nel libro dell’Apocalisse (8,3-4), dove un angelo offre l’incenso davanti al trono di Dio, «insieme alle preghiere dei santi». Accanto a questo significato principale, l’incensazione ne porta con sé altri, che affondano le radici nella Scrittura e accompagnano ancora oggi la vita liturgica delle comunità cristiane, dalle grandi solennità alle celebrazioni più raccolte nelle piccole parrocchie.
Adorazione, offerta e presenza di Dio
Il primo è quello dell’adorazione e dell’onore. Nell’Antico Testamento l’incenso veniva bruciato ogni giorno sull’altare dei profumi, davanti al Signore, come prescritto nel libro dell’Esodo (capitolo 30). Anche uno dei doni portati dai Magi a Gesù era l’incenso. Quel gesto era un omaggio alla sua divinità. C’è poi il tema della santificazione e dell’offerta. Incensare l’altare, le offerte o il libro del Vangelo significa riconoscerli come realtà consacrate a Dio, segni della sua presenza in mezzo al popolo riunito. La nube profumata richiama infine la nube della gloria divina che riempiva la Tenda e il Tempio. Chi la vede alzarsi sopra l’altare ritrova lo stesso linguaggio delle pagine bibliche.
Perché si incensano anche i fedeli
L’incenso non viene rivolto solo agli oggetti sacri. Quando il turibolo si muove verso il sacerdote e verso l’assemblea, si onora la dignità dei battezzati, considerati «tempio dello Spirito Santo». Per lo stesso motivo, durante i funerali, si incensa il corpo del defunto. È un gesto di rispetto verso una persona che nel Battesimo è stata resa dimora dello Spirito.

I momenti dell’incenso nella Messa
Nella celebrazione eucaristica l’uso dell’incenso è facoltativo. L’Ordinamento Generale del Messale Romano, al numero 276, indica cinque momenti in cui può essere impiegato:
- la processione d’ingresso;
- l’inizio della celebrazione, per incensare la croce e l’altare;
- la processione e la proclamazione del Vangelo;
- la presentazione dei doni, quando si incensano le offerte, la croce, l’altare, il sacerdote e il popolo;
- l’ostensione dell’ostia e del calice dopo la consacrazione.
Fuori dalla Messa, l’incenso accompagna l’adorazione e la benedizione eucaristica. Si usa nei Vespri e nelle Lodi solenni, durante il canto del Magnificat e del Benedictus, oltre che nei funerali e nella dedicazione di chiese e altari.
Tre o due colpi di turibolo, la differenza
Anche il numero dei movimenti del turibolo ha un senso preciso. Se ne fanno tre per il Santissimo Sacramento, la croce, il Vangelo, le offerte, il cero pasquale, il sacerdote e il popolo.
Se ne fanno invece due per le reliquie e le immagini dei santi esposte alla venerazione dei fedeli. È una distinzione che racconta da sola la differenza tra l’adorazione dovuta a Dio e l’onore reso ai suoi santi.